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Sara Cunial, la barricadera deputata del Movimento 5 Stelle ormai a un passo dall’espulsione. E stavolta sembra davvero un biglietto di sola andata. La bassanese, accesa no vax, ha tragitto, sin qui, una strada tutta in salita all’intimo del Movimento. Già in campagna elettorale era stata sospesa proprio per la forte adiacenza con il mondo no vax. In aula ha votato emendamenti proposti dalle opposizioni e non ha votato la legge di bilancio. Isolata dal resto dei parlamentari pentastellati e dai compagni di partito veneti, Cunial, maglioncino rosa e verve da tribuno, ha pronunciato un eclatante discorso in aula in cui ha imputato il suo stesso partito di voler fare «uno scempio in nome e per conto delle agromafie». Il

, questa volta, non è però l’obbligo vaccinale dalla deputata definito «un genocidio» bensì il caso xylella e gli ulivi pugliesi che la bassanese sta difendendo strenuamente da mesi. In continuità, va detto, con quanto proclamava lo stesso Luigi Di Maio prima di giungere a Palazzo Chigi.