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Reddito di cittadinanza in Umbria, parlamentari di Lega e M5S divisi sui dati. Gallinella: "13,7% di offerte di lavoro quota positiva"

Il 13,7% degli oltre 10.400 percettori del ricavo di cittadinanza affidati ai navigator ha avuto un’offerta di lavoro. Così in Umbria. Per qualcuno è un fallimento, per altri un dato positivo, vista la condizione di crisi attuale. Filippo Gallinella, deputato umbro M5S, movimento che questo provvedimento l’ha voluto e fatto approvare, vede il bicchiere non mezzo, ma quasi tutto pieno. “Non ho confronti rispetto al vecchio sistema, tuttavia è un dato positivo se consideriamo da quale periodo stiamo uscendo. I dati sono di fine luglio. E vedere che quasi il 14% delle persone ha ricevuto un’offerta è positivo sia per le difficoltà estreme del mercato del lavoro, sia perché dimostra che lo strumento, pur migliorabile, funziona”. Stefano Lucidi, senatore della Lega, era nel Movimento quando l’Rdc è diventato legge. E’ critico. “I dati”, afferma Lucidi, “confermano i dubbi e le perplessità avute fin dall’inizio della sua introduzione. Quella che era stata annunciata come una manovra economica e non assistenzialista si è rivelata invece esattamente l'opposto. Prima di tutto è stata scelta la via demagogica di erogare prima i soldi e poi iniziare a costruire e riformare la macchina che avrebbe dovuto incrociare domanda e offerta di lavoro. È stato fatto il contrario di quello che andava fatto perché lo scarso risultato ottenuto dimostra che il sistema è inceppato, ma intanto i soldi sono stati erogati. Altro elemento importante il fatto che la misura annunciata è stata completamente disattesa. Infatti per mesi e anni sono stati annunciati i famosi 780 euro al mese che in realtà erano il tetto massimo, nella pratica, parametrizzando alla condizione reddituale i cittadini hanno preso molto di meno. Inoltre il fatto di aver modulato l’assegno mensile in base alla condizione economica della persona ha di fatto trasformato quella che doveva essere una manovra economica in una classica misura assistenziale”. Per Lucidi “occorre capire se ci siano i margini per far funzionare il sistema in maniera sostenibile, avviando controlli su erogazioni, offerte e assunzioni. Se i numeri non tornano serve fare ammenda e sospendere un provvedimento che nasceva in modo diverso e sta risultando sbagliato”, conclude.

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