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M5S, Bugani rottama il vincolo
«Solo due mandati, un freno»

Dopo la sconfitta elettorale: «Così siamo deboli»

BOLOGNA - Dentro al M5S sta per rompersi un altro tabù, quello del vincolo del doppio mandato. A lanciare per primo il sasso è stato il capogruppo a Palazzo d’Accursio Massimo Bugani. Il giorno dopo la sconfitta alle amministrative, il grillino dai microfoni dichiede al Movimento di ripensare uno dei suoi capisaldi, quello che dice che dopo due legislature bisogna dire addio alla politica. «Un vincolo che ha fatto da freno a molti», ragiona adesso Bugani.

Fa l’modello del sindaco uscente di Mira Alvise Maniero che non si è ricandidato «per giocarsi una chance in Parlamento». Oppure quello di Marco Piazza, il vice presidente del Consiglio comunale al momento autosospeso dal Movimento perché indagato per la vicenda delle firme irregolari. «Se noi fra quattro anni lo candidassimo a Bologna, avremmo un nome fortissimo con anni di radicamento ed esperienza», sostiene. Ma questo non può avvenire perché anche Piazza nel 2021 dovrà lasciare la politica proprio come Bugani.

E qui si arriva al cuore della questione: cosa farà il capogruppo bolognese, vicinissimo a Beppe Grillo e con Davide Casaleggio nello staff della piattaforma Rousseau? Dopo due legislature a Palazzo d’Accursio, anche lui dovrà dire addio alla politica. Ma le cose cambiano velocemente all’intimo del M5S. Sul fronte della giustizia si è passati dall’incandidabilità nei confronti di chi aveva procedimenti penali in corso di qualsiasi natura, alla sindaca di Roma Virginia Raggi pronta a non dimettersi nemmeno se rinviata a giudizio.

Il sospetto quindi che Bugani nel lanciare queste riflessioni pensi anche al suo futuro politico è forte, per questo lui anticipa la risposta. «Diranno che voglio andare in Parlamento? No, mi sono già ricandidato qui», assicura. Ma è pur vero che se un domani Grillo decidesse di far cadere questo vincolo, a quel punto lo scenario cambierebbe per tutti. Il ragionamento del capogruppo nasce però ufficialmente dalla sconfitta di domenica. E la sua autocritica è netta: «Siamo deboli, a meno che non ci troviamo di fronte a Comuni indebitati. Roma e Torino ci hanno illuso. Se centrodestra e centrosinistra vanno uniti, il M5S è tagliato fuori».

C’è da dire che in Emilia Romagna il Movimento di candidati radicati nel territorio ne avrebbe anche avuti, ma li ha cacciati o costretti ad uscire, come Federico Pizzarotti che ora si gioca il ballottaggio con Paolo Scarpa del Pd e può guardare lo sfidante dei 5 Stelle Daniele Ghirarduzzi fermo al 3%. Ma Bugani su Parma non cambia idea, neppure di fronte al responso dei cittadini: «Pizzarotti si è allontanato autonomamente dal Movimento, ha fatto una scelta di sistema. E quando entri nel sistema diventi come Merola a Bologna che prende il 40%».