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Il consigliere comunale che è stato eliminato al primo turno, su Rousseau, nella corsa per la candidatura alle Europee. Gli interrogativi sul senso dell’operazione per il candidato del centrodestra

, non si può permettere personaggi di questo rango. Bisogna accontentarsi della storia di Fabio Gregorelli, ormai ex consigliere comunale del Movimento 5 Stelle passato alla Lista Stucchi. Non senza provocare esplosioni di indignazione tra i suoi ex compagni. A Gregorelli piace avere un posto. Un posto da candidato sindaco (2014: sconfitto alle primarie cittadine dai 41 voti di Marcello Zenoni), un posto da consigliere (eletto con 114 preferenze), un posto alle Europee (eliminato al primo turno, 115 voti su Rousseau). E se non c’è quello va bene anche un posto, preso al volo all’ultimo momento, nella lista del candidato sindaco di un altro partito, casualmente quello che secondo i sondaggi è in forte crescita. Pur di esserci. Ovviamente dicendo che per lui il punto non è esserci, ma fare il bene del quartiere e altre cose che dicono tutti.

basti vedere il suo profilo Facebook con ritagli di articoli sottolineati nelle poche righe che riportano i suoi interventi. Ed è uno di quei politici che ancora dà un senso al lavoro del giornalista, chiamato a consolare la lingua italiana messa a dura prova dalle dichiarazioni originali. Insomma, un grillino cui piace la stampa e che finisce candidato con un leghista: non c’è da stupirsi se sui social il fuoriuscito sia finito in mezzo a una tempesta di scherno, indignazione e altra roba innominabile. C’è piuttosto da chiedersi il senso dell’operazione — al di là del tentativo di allargare a un nuovo elettorato (che apparentemente vale tra i 114 e i 115 voti) — per Giacomo Stucchi, che punta a governare la città e che avrà bisogno di persone affidabili. Di sicuro, la vicenda è un giudizio pesante sul Movimento a Bergamo. Nei suoi primi anni nelle istituzioni, il M5S ha dimostrato — salvo eccezioni di peso — diversi problemi nella selezione della classe dirigente: personaggi assurdi arrivati a posizioni di responsabilità e persone capaci messe in fuga. Il dramma è che le derive personali si portano via, un pezzo alla volta, le buone intenzioni delle origini grilline, che sarebbero stimoli salutari per tutti.