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La notte in cui evapora l'effetto M5S e la politica torna al suo passato

Mentre Macron stravince in Francia, in Italia si ricompone un paesaggio già visto. Centrosinistra e centrodestra ristabiliscono  le differenze culturali, politiche, identitarie che mobilitano il loro elettorato. Lasciando fuori il Movimento dai ballottaggi

Che sorpresa, risorgono il caro vecchio centrosinistra unito, nonostante le ultime scissioni, e il centrodestra che tremare il mondo faceva negli anni Duemila, a Genova, Verona, Padova, L'Aquila, al termine di settimane in cui a Roma tutte le leggi elettorali preparate e abortite hanno avuto in comune l'obiettivo di uccidere la possibilità di costruire alleanze prima del voto. Vincono le coalizioni mentre nelle segreterie di partito si progettavano leggi anti-coalizioni. Nella notte elettoralmente più difficile per il Movimento 5 Stelle dalla sua fondazione. Più della sera delle europee del 2014, quando il Pd di Matteo Renzi doppiò M5S, ma Beppe Grillo poteva almeno consolarsi con la conferma di un consenso sopra il 20 per cento dell'anno precedente. Mentre questa volta non c'è nessuna consolazione possibile: fuori da tutti i ballottaggi, e con percentuali modeste, più da partitino di seguaci che da movimentone di elettori.

Nel 2012, cinque anni fa, le elezioni amministrative segnarono l'inizio del grande terremoto italiano. Da Parma, l'elezione di Federico Pizzarotti, il capitan Pizza di Beppe Grillo, segnò la scintilla dei due principali fenomeni politici degli ultimi anni: l'ondata del Movimento 5 Stelle e la scalata di Renzi nel Pd. Mentre sembrava tramontare il centrodestra di Silvio Berlusconi - in quel momento invischiato nei suoi guai giudiziari - e di Umberto Bossi, travolto dallo scandalo del tesoriere della Lega Francesco Belsito.