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Boom delle spese M5S alla Camera: quasi mezzo milione di euro per la comunicazione

Il "francescano" Movimento, quello che rifiuta il finanziamento pubblico, sa come spendere i quasi quattro milioni erogati dalla Camera. 52 mila euro solo per una ricerca di De Masi; 354 mila per finanziare la campagna del No al referendum; più soldi alla società esterna che gestisce i profili social

Non volevano i soldi pubblici, ma quelli che incassano sanno come utilizzarli. Sempre meglio, sempre di più. Esplodono così le spese, prime fra tutte quelle per ricerche, comunicazione, editoria: aumentate del 375 per cento in un anno, da 109 mila euro del 2015 a ben 522 mila euro del 2016. Ha dell’inammissibile il rendiconto 2016 appena presentato dal gruppo Cinque stelle alla Camera: soprattutto se commisurato con le premesse e le promesse del Movimento.

La vocazione al pauperismo, l’esaltazione del francescanesimo. Altroché. La realtà, molto più banale, è quella di spese che almeno in Parlamento salgono di anno in anno, o fioriscono con motivazioni le più varie. Come in un partito qualsiasi. Cioè: il movimento che doveva essere a costo zero per il cittadino, quando non addirittura restituire denaro come un Robin Hood del digitale, ha finito per attingere proprio ai fondi pubblici (3,8 milioni di euro solo alla Camera) per potersi permettere di fare quel che fanno gli altri.