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M5S, De Falco e quell'attacco via Facebook a Di Maio e Di Battista - Cronaca - il Tirreno

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LIVORNO. E pensare che finora fra quelli un po’ più naif e non originalissimi del Movimento era tutto un fiorire di battute gioiose, tutto un twittare e postare la rivisitazione della famosa telefonata della notte della Concordia. Tutti convinti che sì, ora Gregorio De Falco l’avremmo sentito imperioso e freddo gridare «Di Battista, torni a bordo cazzo». E che insomma, forse Beppe Grillo ha imbarcato il capitano di vascello per allungare una cima al guevarista pentastellato che ha stupito tutti con quel gesto francescano e purissimo. Addio alla politica, proprio ora che della politica 5 Stelle era diventato un totem, un modello, un pilastro nel Pantheon del sacro blog.

Invece da qualche ora le chat dei duri e puri ribollono, perché l’uomo che cazziò Schettino, l’eroe dell’epopea del Giglio, il comandante Dibba mesi fa l’ha sbeffeggiato. E l’ha fatto pure con una certa ostentata eleganza anti-populista: «Ringrazio con trasposto l’idolo Di Battista che oggi, citando “il premio Nobel Hollande” – scrive De Falco – ci ha di nuovo deliziati. Ora tocca di nuovo a Dimma che è sempre in vantaggio di un’incollatura, ma il confronto è davvero entusiasmante». Un post su Facebook del 2 agosto , il riferimento alle continue gaffe dei colonnelli grillini. De Falco non l’ha cancellato, neanche sabato, quando l’abbiamo ricordato all’ex ufficiale della Capitaneria livornese ora a Napoli. «Mi spiace, non rilascio interviste».

Da tre giorni è lo screenshot più condiviso dai fan del parlamentare romano con corollario di mugugni e proteste per una candidatura ritenuta spuria, apocrifa, perfino pericolosa per la tenuta dell’ortodossia grillina. «Questo prendeva in giro Ale, ragazzi. Ma qualcuno se n’è accorto a Milano?», ha scritto un’attivista livornese facendo circolare lo screenshot nelle chat toscane. E non sono in pochi ad aver notato alcuni post di quei giorni. A rileggerli oggi suonano stonati. Tipo: «In democrazia il dissenso è realmente un valore che non è confinato a petizione di principio e guardato con sospetto». Ecco, come la mettiamo con il nuovo non statuto, l’obbligo del voto di fiducia sempre e comunque, e la multa da 100 mila euro con cui lo staff promette di stangare i dissidenti e i voltagabbana? E poi chissà come l’avrà presa Luigi Di Maio.

Tre giorni fa non ha neppure atteso i risultati delle parlamentarie. Per De Falco c’è già un’investitura, la democrazia dei clic non servirà: «Hanno aderito al nostro appello tante persone che non sono attivisti ma condividono i nostri valori - ha detto Di Maio - Il comandante si è candidato nel collegio plurinominale di Livorno».

Per il volto civico dell’onestà al potere c’è già una scialuppa pronta. Lui che nel gennaio 2012, con l’Italia in piena crisi e alle soglie dell’austerity montiana, ci diede un simbolo del Paese integerrimo non più disposto a digerire gli inchini agli sbruffoni; che un anno dopo finì nei retroscena come probabile candidato di Scelta civica. «Non ho ricevuto alcuna proposta dalla lista Monti e in ogni caso non sono interessato», rispose. Anche se di politica su Facebook si occupa parecchio. Magari criticando quelli che vorrebbero risolvere la «questione migranti aiutandoli a casa loro», o ricordando agli anti-casta che «una posizione di privilegio non è sempre odiosa, ma lo diventa quando non è funzionale ad un fine meritevole».

Insomma, diario di un anti-populista che non sbaglia i congiuntivi. «Ma poi ragazzi - si alza ora la protesta fra gli attivisti - Il 5 agosto Francesco Gazzetti, il consigliere regionale del Pd, gli ha chiesto l’amicizia su Facebook. E lui sapete come ha risposto? “Carissimo, è un piacere reciproco”. Oh, questo flirta con i renziani». Qualcuno getti una scialuppa alla base grillina.