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Lite sull'eredità di 110 milioni (all'estero)

a candidato del Movimento alla presidenza della Lombardia. Un esito in realtà atteso, anche se il ridotto margine di distacco testimonia di una competizione vera. I numeri, intanto: attraverso la piattaforma Rousseau giovedì scorso hanno votato 4.286 elettori, meno della metà dei presunti aventi diritto (il numero ufficiale degli iscritti lombardi al blog non è mai stato comunicato ma i dirigenti hanno sempre assicurato che gli attivisti sfiorano quota diecimila). Violi ha raccolto 793 voti, sette in più, appunto, del parlamentare Massimo De Rosa. Al terzo posto il bresciano Ferdinando Alberti e al quarto un altro «regionale» uscente, il rappresentante dei grillini all’ufficio di presidenza del Pirellone, Eugenio Casalino.

, sigillati da un notaio, sono stati annunciati solo ieri da Luigi Di Maio, il capo politico del Movimento, al termine di una lunga kermesse ai Magazzini Generali. Il neocandidato ha 32 anni, è nato a Lovere e vive a Bergamo con la moglie e i due figli di tre anni e quattro mesi. È laureato in Scienze politiche, specializzato in cooperazione internazionale, e ha fatto il volontario in comunità per senzatetto e detenuti. Una biografia «di sinistra», ma solo fino a un certo punto. Perché dal gennaio 2010 fino all’elezione in Consiglio regionale, nel marzo 2013, Violi ha lavorato per un’associazione di imprenditori occupandosi di «gestione di progetti innovativi per start up» e non a caso la questione delle piccole-medie imprese è entrata al centro del suo impegno programmatico. Un altro imperativo è quello della sanità pubblica: «Quella lombarda è in mano ai privati e noi vogliamo togliere la sanità e la salute dei cittadini dal business dei privati e riportarlo in mani pubbliche». Violi, soprattutto, assicura di non sentirsi battuto in partenza nella competizione coi «partiti». «I miei sfidanti? Maroni che in questi anni non ha fatto altro che portare avanti la politica di Formigoni, arresti compresi, e Gori che ha addirittura parlato del “Celeste” come modello di buona amministrazione. Gli altri pensano solo alle alleanze e alle poltrone, noi parliamo dei problemi dei cittadini e li vogliamo risolvere. Noi siamo partiti 5 anni fa che ci davano il 5 per cento e siamo arrivati al 15. Oggi, abbiamo visto dai sondaggi che ci danno intorno al 20. Io sono convinto che vista la mancanza di differenze di proposte tra centrosinistra e centrodestra, se uno vuole scegliere davvero per il proprio futuro, non potrà fare a meno di rivolgersi a noi». Al suo fianco Violi troverà spesso il suo leader: Luigi Di Maio ieri ha ribadito di volersi concentrare almeno fino a dicembre nell’ascolto delle Regioni del Nord e della Lombardia in particolare, terra tradizionalmente difficile per il Movimento che mai finora è risultato realmente competitivo alla prove delle urne.

, Giorgio Gori per il Pd, e ora il grillino Dario Violi. Una nota geografica: gli sfidanti sono di Bergamo mentre il governatore in carica è varesino. Il presidente della Lombardia si eleggerà lontano da Milano.