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In forse l’elezione diretta nelle ex province, M5S contrario

Potrebbe saltare l’elezione diretta degli amministratori provinciali, sia nelle aree metropolitane quanto nei consorzi di comuni: i deputati regionali del M5S si sono messi di traverso, vogliono evitare un voto che non li favorisce.

Il dissenso grillino non nasce in questi giorni, ed è stato coerentemente perseguito. Negli ultimi giorni l’opposizione alla modifica della legge si è fatta più determinata e ciò che pareva scontato – il terzo impegno elettorale nei prossimi mesi –  sembra sfumare, nonostante la commissione affari istituzionali dell’Ars abbia votato a favore dell’elezione diretta, facendo prevedere che fosse ormai cosa fatta.

A far pendere la bilancia a favore del “no” alla modifica, e quindi per la sosta della norma già votata (elezioni di secondo grado), è la compattezza del gruppo parlamentare grillino. I quindici deputati pentastellati contano più della maggioranza parlamentare che è tale solo sulla carta.

L’approssimarsi delle consultazioni ha eroso ancor di più la maggioranza, che non si proietta sulle consultazione come alleanza elettorale. Prevale la competizione, non sono riconoscibili interessi ed opzioni comuni. Questa divaricazione indebolisce in modo significativo la maggioranza ed offre ai quindici deputati 5 Stelle  una egemonia inequivocabile sull’attività parlamentare.

L’assenza di una visione comune della maggioranza non riguarda solo le ex province, ma anche la cosiddetta finanziaria bis, che non riesce ad emergere dalla palude dei veti incrociati e le diffidenze.

Il Presidente della Regione non ha referenti affidabili in Aula e nelle Commissioni, e questo fa svanire il credito siciliano anche nei tavoli romani su temi di grande interesse.

L’avvicinarsi delle consultazione, tuttavia, ha fatto allentare le briglia a Roma, e l’esecutivo ha potuto portare a casa provvedimenti da tempo attesi, come le risorse dell’Iva.

Ma a Palazzo dei Normanni si respira un’altra aria, tensioni e incomunicabilità. Il risultato è che ad avere le carte in mano sono i grillini, grazie alla loro compattezza ed alla loro costante presenza sia in aula quanto nelle commissioni parlamentari.

Coloro che si chiedono le ragioni dell’repulsione grillina all’elezione diretta, dovrebbero ricordare che il M5S nelle amministrative ha il suo tallone d’Achille e non vuole perdere il vantaggio che le regionali offrono loro alla vigilia delle politiche. Tornare alle urne nelle ex province potrebbe, infatti, cancellare il risultato delle regionali, su cui Grillo e Casaleggio puntano decisamente per dare poi l’assalto a Palazzo Chigi.

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