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M5s, inchiesta sulle comunali del 2012: "Oltre mille disconoscono le firme"

02 Febbraio 2018

M5s, inchiesta sulle comunali del 2012: "Oltre mille disconoscono le firme"

PALERMO. Oltre mille persone sulle duemila interpellate hanno disconosciuto la loro firma tra quelle raccolte per permettere nel 2012 al M5S di candidarsi alle Comunali di Palermo. Lo ha affermato il dirigente della Digos, Giovanni Pampillonia, al processo a 14 fra attivisti e deputati del Movimento Cinque Stelle.

Su circa duemila firmatari sentiti, in 1.104 non hanno riconosciuto la propria firma, solo 668 l'hanno riconosciuta. Le firme sarebbero state falsificate nella notte del 3 aprile 2012, dopo la scoperta di un errore materiale che avrebbe potuto compromettere la partecipazione del Movimento alle amministrative. L’inchiesta, come ha spiegato Pampillonia, è nata da un esposto anonimo presentato nel 2016. Un altro esposto anonimo, che segnalava sempre delle firme false, era stato presentato nel 2013.

Di quella notte ha parlato al processo Vincenzo Pintagro, che era un attivista del M5s. “Quando entrai nella sede del M5S e vidi Samanta Busalacchi e Claudia Mannino che stavano ricopiando le firme, dissi: 'Ma siete pazzi? E' una follia - ha spiegato Pintagro - E’ un reato'. Quella sera venne convocata una riunione nella sede. All'ingresso vidi Claudia Mannino e Samanta Busalacchi che stavano ricopiando delle firme. Mi dissero che c’era stato un errore e stavano ricopiando le firme”.

Ha parlato dell’episodio anche Giuseppe Marchese, candidato alle elezioni del 2012. “Un paio di mesi dopo le elezioni – ha detto - seppi che si era stato riscontrato un errore nelle firme raccolte e si era rimediato ricopiandole. Nel mio pc c’erano diverse  mail che arrivavano alla mailing list dei candidati. C’erano dei riferimenti temporali su quando era successo tutto. Lo misi a disposizione degli investigatori. Ricordo in particolare una mail di Giorgio Ciaccio che diceva: Che facciamo? Lasciamo stare?, facendo capire che c’era qualche problema sulla presentazione delle firme. In un’altra mail alcuni attivisti i complimentavano su qualche cosa che li aveva impegnati fino alle 4 del mattino. Non c’era scritto che avevano ricopiato le liste ma che avevano fatto qualche cosa per la presentazione delle liste. Io quel giorno non vidi neppure uno ricopiare le firme, ma di solito a cena sono già a casa”.

Meno precisa la testimonianza di Luigi Scarpello (non parente di Giovanni Scarpello, indagato) , altro attivista.  “Mi occupai della raccolta di firme – ha spiegato – Portavo le persone a sottoscrivere la nostra candidatura. Era Samanta Busalacchi a custodire le firme. Non sapevo chi si occupava dell’autenticazione delle firme”. Scarpello dice di aver saputo, in alcune riunioni a cui c’era Pintagro, di alcune anomalie ma non sa collocarle bene nel tempo.

“Alla prima riunione in cui Pintagro parlò delle firme non c’ero – ha detto .- poi ce ne furono altre in cui se ne parlò, sempre nel 2012. Così capii che qualche cosa era successo sulle firme. Lui diceva di avere la certezza perché era lì”.