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Tajani: «L'Italia non può dire solo no, è necessario fare proposte concrete»

«Di norma in pari numero». È scritto nello statuto di Roma Capitale, approvato nel marzo 2013, che in giunta sia garantita in egual misura la presenza di uomini e donne. Regola valida sia per il Comune sia per i Municipi. Se non fosse che i Cinque stelle, primo firmatario il consigliere Angelo Sturni, nella proposta di riforma dei principi che regolano l’organizzazione della macchina amministrativa, vogliono modificare i criteri, applicando la legge Delrio che prevede una soglia 40-60, non necessariamente a sfavore delle donne. A sentire i pentastellati, volendo si potrebbe anche optare per una maggiore rappresentanza femminile. Ma dalle opposizioni, oltre a ritenere la proposta peggiorativa, temono che sia un escamotage per aiutare sostituzioni e rimpasti nella squadra di governo.

Nei corridoi di Palazzo Senatorio, però, c’è chi interpreta la modifica come una manovra della maggioranza per tenersi le mani libere: «La sindaca sarebbe meno vincolata e far entrare in giunta un uomo al posto di una donna non sarebbe più un problema». I maligni hanno in mente un caso in particolare: «Da tempo si vocifera che stiano pensando di sostituire l’assessora ai Traporti, Linda Meleo, con il consigliere Enrico Stefàno».

): «Siamo stufi di sentire ripetere il solito mantra “stiamo lavorando” a un anno e mezzo dal vostro insediamento — attacca la capogruppo dem, Michela Di Biase — . Con lo spoils system dentro Acea ormai fate come vi pare».