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Il presidente Acer sulla sindaca Raggi: doveva aiutarla di più chi l’ha messa a guidare la città. In passato è mancata una seria gestione urbanistica e non ci sono stati nemmeno i finanziamenti adeguati per una capitale

«Lo giuro». Nicolò Rebecchini, 56 anni, nipote di Salvatore, sindaco nel dopoguerra, mette la mano sinistra sulla «Bibbia» dell’urbanistica romana (Italo Insolera, «Roma Moderna», Einaudi ed.), molto severa verso i costruttori, e conferma l’impegno a dire tutta la verità e nient’altro che la verità. Guida l’associazione dei discendenti di quei «palazzinari» che, tra luci e ombre, hanno fatto la città del secondo Novecento. L’Acer conta cinquemilacinquecento membri. Strano: il Re del Mattone, Francesco Gaetano Caltagirone, non ne fa parte. E neppure le Tre Regine (Angiola Armellini, Paola Santarelli, Barbara Mezzaroma). «Hanno fatto le loro scelte» non si sbilancia Rebecchini.


«No, nessun “sacco”. C’è stata un’adeguata risposta all’enorme domanda di alloggi di chi veniva a vivere a Roma. Forse ci sono state modalità un po’spinte per risolvere il problema di un inurbamento spiccio. Parlando di “sacco” si guarda agli effetti e non alla causa. Certo, si poteva fare meglio».

«È deviante parlare di “poteri forti”. La nostra industria dà tanto lavoro. Muoviamo un terzo del Pil romano, oggi forse un po’ meno dato che le ore lavorate in dieci anni si sono ridotte della metà. Ma continuiamo ad occupare un posto importante nella città».


«Molti con la crisi non ce l’hanno fatta, sono stati risucchiati dal sistema bancario. Tuttavia è ancora viva una classe imprenditoriale che ha reagito, salvandosi per aver misurato bene le proprie forze».

«Roma è scomposta. Del resto, tutte le periferie italiane sono anche peggiori. La responsabilità è di chi ha gestito i Piani, il suo sviluppo: la parte pubblica. Lo stesso abusivismo è frutto di deregulation, di mancanza di gestione urbanistica. E mettiamoci anche che non ci sono mai stati finanziamenti sufficienti per una Capitale».

«Le grandi responsabilità sono della politica, di chi amministra».I 5Stelle hanno presentato in Campidoglio un “Programma residenziale” per risolvere l’emergenza abitativa. Niente più mediazioni sull’attuazione del Piano, cancellare le compensazioni e gli accordi di programma, privilegiare l’edificazione dove ci sono rotaie, espropriare, costruire 40 mila case per andare oltre il «necessario abitativo», concederle in buona parte a chi s’impegna a non avere la macchina. Preoccupato, Rebecchini è corso dalla sindaca per avvisarla: «Così si blocca il Piano regolatore, lo sviluppo urbano». Raggi ha mostrato di essere disposta a far riflettere gli stellati valutando la controproposta dei costruttori. Niente di più.

«Più che specificare un disegno della città prospettano un inservibile scontro socio-culturale. La proposta delle 40 mila case è burlesca: ci vorrebbero sei miliardi! E la rinuncia all’auto? Ridicolo. Noi vorremmo che si portassero avanti i programmi urbanistici già definiti, comprese le compensazioni. Col loro blocco il Comune dovrebbe pagare danni enormi agli interessati. E ricordiamoci che i capitali di qualsiasi tipo fuggono se le procedure in corso sono sospese: come si fa a investire se salta tutto mentre si opera?».


«Il Prg in qualche punto riflette esigenze e scelte superate. Possiamo discutere per migliorare tutto, anche le compensazioni. Ma ciò che del Piano è stato avviato deve proseguire. Il problema abitativo, che tocca almeno 50 mila famiglie, va affrontato in modo efficace. Il Prg non prevede niente in proposito: una penuria che stupisce».


«Noi diciamo di metterci attorno a un tavolo per una ricognizione ragionevole dello stato di attuazione del Piano per andare avanti. Poi occorre fare una verifica del necessario abitativo, definire presto i programmi urbanistici in istruttoria, cercare risposte innovative alla domanda di una casa da parte di chi non può accedere al libero mercato. Infine, puntiamo forte sulla rigenerazione urbana e sul recupero edilizio».


«È la politica a dover guidare la crescita urbana, non gli imprenditori. Noi abbiamo svolto la nostra parte. Nell’attuare il Piano il potere pubblico in definitiva può fare quello che vuole».

«Tanti programmi restano incompiuti: nella mobilità, nel sistema dei parchi. Roma non è preparata alle previste Centralità, un progetto svuotato dalla rinuncia dei grandi capitali privati mentre la parte pubblica non ha risorse per attuarle».


«Qualcuno ha osato di più, altri meno. Se ci fosse meno burocrazia, tutto andrebbe meglio. Ma basta con l’equivalenza costruttore=corruttore».


«Mi sarei aspettato più proposte per far ripartire la città. Ma siamo ancora in tempo per rimetterla in moto. Raggi doveva essere aiutata di più da chi l’ha messa a guidare Roma».

«È stato una formula vincente: una sinergia tra politica, imprenditoria e finanza. Avevamo superato Milano. Anche se il mio settore è stato penalizzato».


«Una Capitale messa in condizione di essere tale, quindi più presentabile. Investimenti statali e privati, un buon sistema di mobilità, una rigenerazione urbana diffusa, cominciando da periferie collegate al centro e tra loro. La Roma di domani non deve seguire un modello, deve attuare la sua vocazione puntando su cultura, accoglienza, storia e ambiente».


«È presto per parlarne. Ma perché ne stiamo parlando?».