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Il M5S fa chiudere i nasoni storici ma vuole i soldi dalle Case dell’acqua - Corriere.it

Si chiudono i nasoni e si apre il business dell’acqua fredda. Secondo quello che sembra un perfetto studio di marketing: la città è nella morsa della siccità, le fontanelle storiche da ieri chiudono col ritmo di trenta al giorno per fronteggiare l’emergenza e, quindi, vendendo acqua si possono fare affari d’oro sulla sete di turisti e cittadini. Certo, dal punto di vista politico la mozione M5S che oggi entra in Assemblea capitolina non sembra il massimo della coerenza per chi ha fatto dello slogan «l’acqua è di tutti» la spina dorsale del proprio programma: «Impegno per la sindaca e la giunta affinché concordino con Acea l’erogazione di acqua refrigerata dalle Case dell’acqua con pagamento immediato», è scritto nel documento della maggioranza grillina. I tempi in cui l’acqua pubblica brillava in una delle 5 stelle del simbolo sembrano lontani. Pure la posizione della sindaca Raggi, che pochi giorni fa diceva no ai rincari in bolletta, sembra un po’ meno solida. Più liquida, forse.

, di cui 60 a Roma (più 19 che saranno presto aperte) e 40 nei comuni della Città metropolitana. Distributori a forma di logo Acea o di chiosco verde a pianta esagonale, dove sarà possibile ricaricare lo smartphone sorseggiando un bicchiere d’acqua gassata, la stessa che arriva nelle case però arricchita con l’anidride carbonica. Ma a pagamento, ed è questa la novità. Perché in passato, in tempi di Giubileo, i punti Acea distribuivano gratuitamente ai pellegrini acqua fresca, con o senza le bollicine. Fu un successo. E stavolta non ci sarà la concorrenza del nasone.

, e oggi anche la seconda trentina sarà senza acqua. E così via, di trenta in trenta, fino ad avere 85 fontane attive sulle 2800 presenti a Roma e provincia. Di fatto si apre un mercato e si può affrontarlo in regime di monopolio. Spiega però la prima firmataria della mozione, Annalisa Bernabei: «Le case dell’acqua, sbandierate come fonti di acqua gratuita, non lo sono affatto, perché i costi finiscono nelle bollette di tutti. Perché tutti i cittadini devono pagare un servizio che non tutti usano? Non ci sembra giusto. In tutta Italia le case dell’acqua sono a pagamento, ad un prezzo irrisorio, lo stesso che noi chiederemmo».

sull’acqua pubblica. E si inserisce nelle polemiche per la chiusura progressiva dei nasoni, tra petizioni che partono sul web, esposti per «interruzione di pubblico servizio» e appelli delle associazioni (tipo quello lanciato dalle Acli: «Disponibili ad adottare 20 nasoni»). Il problema centrale, citato anche nel documento che i grillini portano oggi in Aula, riguarda comunque la rete idrica «colabrodo» della Capitale. Per accomodare i 5400 km di tubi nel sottosuolo e tamponare il 40% di dispersione, c’è bisogno di un intervento massiccio. Ancora non c’è una stima di quanto costerà l’investimento. Ma si sa che, per direttiva europea, le coperture sono da trovare nella tariffa. Acea inserirà la cifra nel piano industriale di fine novembre, ma già la parola «tariffa» associata al termine «revisione» è citata nella mozione. In sostanza, gli aumenti non riguarderanno 2017 e 2018. O meglio, uno scatto del 5,6% ci sarà l’anno prossimo secondo quanto stabilito dalla Conferenza dei sindaci del 2016. Ma gli investimenti sulla rete, anche questi citati dal documento M5S, saranno recuperati dopo due anni dopo il rifacimento. Col risultato che, dal 2019, all’aumento fisiologico della bolletta si sommerà la spesa di Acea per tappare i buchi del colabrodo. Allora ci sarà meno dispersione. Ma a pagare saranno i romani.