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M5S, il blitz sullo Statuto comunale per evitare il referendum su Atac a Roma

La chiamava "schiforma", il candidato premier del M5S Di Maio. La modifica della Costituzione voluta dall'allora premier Renzi e approvata dalla maggioranza a trazione Pd nell'aprile 2016 (poi però bocciata il 4 dicembre) era stata paragonata a un golpe e l'ex sindaco di Firenze a un dittatore. Peccato che, mutatis mutandis, lo stesso hanno intenzione di fare in Campidoglio Virginia Raggi e i consiglieri grillini: cambiare a maggioranza lo Statuto comunale - che è la carta fondamentale della capitale d'Italia - stravolgendo l'istituto più importante ai fini dell'espressione della volontà popolare. Ovvero il referendum. Alla faccia dei proclami sulla democrazia diretta.
Per paura della consultazione radicale sulla messa a gara del servizio di bus e metro, magari approfittando del forte malcontento suscitato dai disservizi di Atac, verrà discussa oggi in aula una proposta di delibera che rivisita lo Statuto, firmata da un gruppo di portavoce capeggiato da Angelo Sturni. Dove - oltre a inserire alcune affermazioni di principio care all'ideologia grillina ( per modello su " l'accesso all'acqua pubblica come diritto umano, universale, incedibile e lo status dell'acqua come bene comune pubblico") - si mette pesantemente mano alle regole sul voto popolare. La parte più rimaneggiata dell'intatto testo.
Il nuovo articolo 10 non si limita solo a introdurre - il che è un bene - il referendum propositivo a lato al consultivo e all'abrogativo già esistenti, ma pone una serie di paletti in grado di vanificare la potestà popolare di cambiare gli orientamenti dell'amministrazione. Il comma 5 prevede infatti che l'assemblea capitolina, "anche su proposta della giunta", può "presentare una contropropoposta di referendum ": in tal caso gli elettori "si pronunciano contestualmente, sia sulla proposta di referendum popolare sia sulla controproposta, e possono esprimere voto favorevole o contrario su una delle due proposte o su entrambe". Alla fine passerà la più votata. Ma con un una furbizia che aiuta la maggioranza.
A spiegarla è il segretario dei Radicali Riccardo Magi: "Questa nodifica introduce di fatto un contro-refendum, con il consiglio comunale e la giunta che si mettono in competizione con i cittadini che chiedono di cambiare: nel nostro caso più di 30mila romani. Oltretutto, mentre il quesito proposto dai cittadini deve passare un vaglio di ammissibilità, per quello di giunta e di consiglio nulla si dice. Per cui se dovesse risultare ingannevole, non verrebbe rilevato".
Esempio. Il referendum radicale chiede se si vuole affidare tramite gara il servizio del trasporto pubblico locale. La giunta Raggi potrebbe domandare: " Volete che il servizio resti pubblico?", senza che neppure uno possa obiettare. Un trucco per vincere facile. Che tuttavia per Magi non si pone: " Questa norma, che comunque è sbagliata, non si può applicare al nostro caso: un procedimento referendario ormai alle fasi finali. Sono state raccolte le firme, è stato ammesso e sta per scadere il termine per la sua indizione, che la sindaca dovrà stabilireentro il 31 gennaio".
Peccato che il M5S stia correndo per fare il contrario. " La maggioranza preferisce portare in aula la revisione dello Statuto anziché il consiglio straordinario sui rifiuti", denuncia la consigliera Svetlana Celli. Il perché è chiaro: per modificare la Carta fondamentale è necessaria la maggioranza qualificata ( due terzi); se non c'è, basteranno due voti successivi a maggioranza semplice. Prima del 31 gennaio.