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Viterbo. Sorpreso a spacciare eroina in via Cattaneo, arrestato

«Come più volte ho ribadito, – afferma Massimo Erbetti, Consigliere comunale M5s a Viterbo, – il referendum del 20 e 21 settembre, non può essere spiegato con slogan e liquidato in due parole, cambiare la costituzione è cosa seria, molto seria e ognuno dovrebbe votare in maniera consapevole e non per futili motivi di parte.

Partiamo cercando di capire cosa andremo a votare: il Parlamento ha deciso una riduzione proporzionale di circa un terzo, prevedendo un totale di 600 parlamentari elettivi (restano, fino al massimo di 5, i senatori di nomina presidenziale). Questo, e non altro, è l’oggetto del referendum.

Detto questo domandiamoci: è opportuno ridurre il numero dei parlamentari elettivi del nostro Parlamento? E’ opportuno ridurli in questa misura? Ovvero: quali sono i pro e quali i contro della legge di revisione varata a fine 2019?

Credo che non vi sia alcun dubbio sul fatto che snellire il Parlamento italiano riducendo la composizione delle due Camere sia una scelta opportuna: del resto essa è stata condivisa da tutte le forze politiche, praticamente nessuna esclusa, da molti decenni. Come mostra uno studio di Emanuele Rossi, sin dai tempi della prima Commissione bicamerale per le riforme istituzionali (c.d. Bozzi: 1983-1985) furono avanzate le prime ipotesi di riduzione (da 945 a 720: 480 Camera, 240 Senato); in occasione della seconda (De Mita-Iotti: 1992-1994) si ipotizzò un ridimensionamento simile all’attuale (400 Camera, 200 Senato); esso fu ripreso più o meno negli stessi termini dalla terza Commissione bicamerale (la c.d. D’Alema: Camera da 400-500 e Senato da 200). Nel 2005, il Parlamento dominato dal centrodestra approvò un riduzione minore, con un totale di 760 componenti (518 + 252); nel 2007, la I commissione affari costituzionale della Camera ipotizzò a sua volta una Camera da 512 componenti e un Senato da 186, peraltro di elezione indiretta (c.d. bozza Violante); poi, il Senato nel 2012 varò una riduzione a 758 (Camera 508, Senato 250) senza seguito; infine, nella penultima legislatura, quella della riforma fallita, prima gli esperti nominati dal presidente della Repubblica ipotizzarono una Camera da 480 componenti e un Senato indiretto da 120, poi la Commissione Letta-Quagliariello (con esperti di ogni ispirazione) suggerì una Camera da 450-480 e un Senato da 150/200, infine la riforma Renzi-Boschi previde una soluzione che – singolarmente – oggi piacerebbe a tutti (a leggere i fautori del “no”) con 630 deputati e solo 100 senatori di cui 95 eletti fra i consiglieri regionali dai Consigli regionali.

A sostegno di questo, dobbiamo anche aggiungere che la proposta di riduzione è anche il confronto con altri paesi.

Questione su cui non mi dilungo perché dovremmo affrontare un discorso senza fine…eletti non eletti ecc ecc.

Analizziamo ora la condizione: oggi abbiamo un parlamentare ogni 63.900 abitanti e domani (con la riforma) ce ne sarà uno ogni 100.666, a questo possiamo aggiungere che quel rapporto si abbassa se si considerano non gli abitanti, ma gli elettori: che sono 50.800.000 per la Camera e, oggi, solo 46.700.000 per il Senato: il che produce un rapporto di 1 a 80.630 per la Camera, di 1 a 148.250 per il Senato con un rapporto cumulativo di 1 parlamentare ogni 49.400 elettori del Senato! Questo rapporto salirà a 1 ogni 84.600 (senza più distinzioni Camera-Senato).

Altra domanda da porci è: ma la riduzione dei parlamentari che vantaggi potrebbe comportare oltre a quello, da non trascurare, di aiutare a riconciliare cittadini e istituzioni? Si è parlato prima di tutto di minori costi, in secondo luogo di maggiore funzionalità. Non mi piace parlare di soldi, quando di mezzo c’è la democrazia, ma siccome è argomento trattato, vale la pena affrontarlo, pur con alcune avvertenze.

Sui minori costi (così come nel 2016) si fa molta confusione, giocando sui criteri per calcolarli, con i fautori della riforma tesi a gonfiare il risparmio conseguibile e gli oppositori tesi a ridimensionarlo, entrambi al di là di ogni ragionevolezza. A parte il fatto che non capisco questa recentissima moda di considerare del tutto irrilevanti tali risparmi (quale che ne sia l’entità), credo sia doveroso distinguere i minori oneri immediati e quelli a regime. I primi consistono nelle sole indennità e nei soli rimborsi spese di 345 parlamentari. I secondi sono destinati ad essere, invece, molto più consistenti. Infatti oggi la Camera “costa” 960 milioni/anno e il Senato 545: come si vede, vi è un rapporto preciso fra componenti e spesa (la Camera costa 1,5 milioni/anno per componente; il Senato 1,7: la differenza dipende da alcuni oneri fissi derivanti al solo fatto che un’assemblea esista e faccia certe cose, indipendentemente dalla composizione). Del totale, poi, ben il 42% sono pensioni e vitalizi, che ovviamente continueranno ad essere erogati e diminuiranno solo col tempo, lentamente. Allo stesso modo, all’indomani della riduzione non è da pensare che impiegati e funzionari verranno licenziati di botto o i locali occupati dagli uffici dei 345 in meno venduti subito. Tuttavia è altrettanto chiaro che, alla lunga, si avrà un ridimensionamento sia pur degressivo (meno che proporzionale) in relazione al numero dei componenti: e ancor di più se, continuando la strategia di totale uniformazione delle due Camere, si saprà risparmiare creando un corpo unico di funzionari e servizi comuni (strada invero già avviata e che la riforma del 2016, quella bocciata, aveva previsto fosse obbligata). In conclusione: pensare, in un paio di decenni, a un ridimensionamento di almeno il 25% dei costi non appare fuori luogo: nell’ordine di 3-400 milioni all’anno e 1,5-2 miliardi per legislatura da cinque anni. Comunque a ciò vorrei aggiungere che non mi riesce di capire come gli stessi fautori del “no” (all’insegna del “non si risparmia sulla democrazia”) possano poi proporre in alternativa la riduzione di indennità e rimborsi: che avrebbe conseguenza avere più parlamentari peggio pagati, ricetta sicura per peggiorare ancora la qualità delle “vocazioni” e accrescere le tentazioni.

Parliamo ora della funzionalità e agli effetti su di essa della riduzione, anche su questo si leggono tante affermazioni apodittiche e tanta propaganda.

Non mi sembra si possano nutrire molti dubbi sul fatto che assemblee meno “affollate” siano in teoria più funzionali: meno gruppi, gruppi meno folti, commissioni meno affollate, potenzialmente meno interventi, votazioni più rapide, e così via. Naturalmente molto dipenderà dal se e come dell’adeguamento dei regolamenti delle due Camere: numero delle commissioni, partecipazione dei singoli (oggi limitata ad una sola commissione), verifica dell’adeguatezza dei quorum, mantenimento o no del numero di componenti ai fini della costituzione di un gruppo, e così via. Ma soprattutto molto dipenderà dai comportamenti. E su questi neppure uno può dare garanzie né in una direzione né in quella opposta.

Va però aggiunto che assemblee meno numerose sono in genere più prestigiose e sono in grado di pesare di più rispetto ad assemblee pletoriche. Al riguardo vale la pena ricordare che l’assemblea rappresentativa più potente del mondo è il Senato degli Stati Uniti, e ciò anche perché composto di solo 100 componenti, mentre le assemblee rappresentative dei paesi socialisti, a partire da quella dell’Urss, hanno tipicamente contato poco o nulla. Oggi l’Assemblea nazionale del popolo della Repubblica popolare cinese ha significativamente 2980 componenti. In ultimo, penso anche che assemblee più snelle permettano una selezione migliore della classe politica: anche se alcuni fautori del “no” pensano l’esatto contrario.

Fra il 1948 e il 1963 il numero dei parlamentari era mobile, mentre era fisso il rapporto con la popolazione: un deputato ogni 80 000 abitanti e un senatore ogni 200 000. La legge costituzionale n. 2 del 1963 fissò il numero di parlamentari in 945, 630 deputati e 315 senatori. A questi vanno aggiunti i senatori a vita (massimo 5) e i senatori di diritto a vita, cioè i Presidenti emeriti della Repubblica.

Se finisse qui la mia riedificazione, avrebbero ragione quelli che dicono che tagliando i parlamentari, ci sarebbe una diminuzione della rappresentanza dei territori, ma questa è solo una parte della storia, perché dal 1970 in Italia si vota anche per i governi regionali, cosa che precedentemente non si faceva e sapete quanti sono in totale i consiglieri regionali? No? Non lo sapete? Ebbene ve lo dico io: 884. Per cui da quell’anno, i nostri rappresentanti si sono quasi raddoppiati…questo quelli che voteranno no, evitano accuratamente di dirlo e per chi non lo sapesse le competenze regionali, non sono mica marginali, le regioni hanno competenza in materia di:rapporti internazionali e con l’Unione europea.

Il commercio con l’estero.

La tutela e la sicurezza del lavoro.

La tutela della salute.

La protezione civile.

Il governo del territorio.

I porti e gli aeroporti civili.

Le grandi reti di trasporto e navigazione.

La produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia, il coordinamento della finanzia pubblica e del sistema tributario.

Inoltre le regioni sono dotate di un proprio demanio e patrimonio e ai sensi dell’art. 119 della Costituzione, hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa e possono stabilire e applicare tributi ed entrate propri.

Cari signori del NO, siete ancora sicuri che tagliando 345 parlamentari, si taglia la democrazia? Perché nel caso in cui lo pensiate ancora, vorrei ricordarvi, che a tutto questo possiamo aggiungere anche 76 europarlamentari.

A questo punto, farei un semplice calcolo per vedere se realmente la rappresentatività viene ridotta…i nostri padri costituenti sostenevano che il parametro ideale fosse un deputato ogni 80 000 abitanti e un senatore ogni 200 000, giusto? Quanti dovrebbero essere oggi i parlamentari e i senatori, per mantenere quel parametro? Calcolando in 60,63 milioni la popolazione italiana, dovremmo avere: 758 deputati e 303 senatori…non notate qualche cosa di strano? È si…i senatori sono in numero maggiore a quanto prevedevano i nostri padri costituenti…shhhh…ma non ditelo a neppure uno, di questo non se ne parla. Qualcuno però potrebbe farmi notare che i deputati sono circa 128 in meno…giusto, giustissimo…e gli 884 consiglieri regionali che si sono aggiunti nel 1970? Quelli non contano? Attualmente, senza il taglio, abbiamo fra deputati, senatori, consiglieri regionali e eurodeputati, il doppio dei rappresentanti, rispetto a quello che avevano previsto i nostri padri…siete ancora sicuri che stiamo tagliando la democrazia?

Hanno votato a favore le forze di maggioranza (M5s, Pd, Italia Viva, Leu) e quelle di opposizione (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia).

I sì alla riforma costituzionale sono stati 553, i no 14 e 2 gli astenuti. Hanno votato a favore le forze di maggioranza (M5s, Pd, Italia Viva, Leu) e le forze di opposizione (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia). Uniche forze del Parlamento contrarie al taglio sono state +Europa (3 deputati) e Noi con l’Italia (4 deputati guidati da Maurizio Lupi). Ha votato in dissenso dal M5s il deputato Andrea Colletti, mentre la dem Angela Schirò, eletta all’estero, si è astenuta.

Su 569 votanti, 553…e cioè il 97,5%…capito? Il “novantasettevirgolacinquepercento”, ha detto sì al taglio e ora a voi chiedono di votare no? Ma non vi viene il sospetto che che vi stiano o che comunque vi hanno preso in giro? Votare no per loro all’era, sarebbe stato un suicidio politico e consapevoli di questo hanno votato sì, ora chiedono a voi di votare no, così sarete voi i responsabili, sarete voi a decretare la loro vittoria. Voi cittadini, voi che da decenni vi lamentate dei politici, voi che siete costretti a pagarli quei politici, quelli che vi cercano solo prima delle elezioni, quelli che vi fanno promesse che poi non mantengono…ma come pensate di fidarvi di qualcuno che vota una cosa e a voi chiede di votare il contrario? Ma non vi viene qualche dubbio? Ora è un taglio alla democrazia? Ma a ottobre 2019, non era un taglio alla democrazia? Ma si dai…votate no, fateli contenti…e mentre voi farete una bella croce su quel no, loro rideranno di voi e si sfregheranno le mani…cosa c’è di meglio di un popolo che fa il lavoro sporco al posto loro?».