M5S News

Da «Merkel nazista» a «Grazie Germania»: come il M5s ha cambiato idea su Berlino

«Voglio ringraziare la Germania. Un Paese che si mostra sempre disponibile a ricollocare e a ridistribuire i migranti che sbarcano sulle coste italiane. Che risponde sempre per prima». Sarebbe stato impensabile credere, fino a qualche mese fa, che ad aver pronunciato queste parole fosse stato Luigi Di Maio. Eppure è così: nel trentennale della caduta del Muro di Berlino, il ministro degli Esteri italiano ha incontrato il suo omologo tedesco tra sorrisi “complici” e progetti sul futuro dell’Europa.

Il capo politico del Movimento 5 Stelle ha vestito impeccabilmente i panni dell’esponente governativo di uno degli Stati fondatori dell’Unione europea. Una linea che i più attenti avevano visto già delinearsi durante il forum economico di Davos, a gennaio di un anno fa, quando il premier Giuseppe Conte era stato ripreso a chiedere consigli alla cancelliera tedesca su come far riprendere quota al M5s.

I tempi del tiro a segno contro le foto di “Angela Merkel nazista” durante le feste locali del Movimento sembrano essere definitivamente sepolti. Le stelle del Movimento sono pronte a confondersi ufficialmente con quelle della bandiera europea.

La Germania è «un modello per l’Ue sui migranti»

Sembrano ormai lontani i tempi in cui il Movimento supportava il pugno della Lega nel braccio di ferro contro Berlino e le Ong tedesche. Ma, appena qualche mese fa, i due ex vicepremier accusavano la Germania di ricollocare appena un terzo dei migranti arrivati in Italia e di non voler accogliere nei loro porti le persone salvate dalle navi della Sea Eye (Ong tedesca).

Ad agosto di quest’anno, l’opinione del governo Conte I era che il governo tedesco di Angela Merkel stesse mandando all’Italia (testualmente) «segnali pessimi»: secondo l’esecutivo gialloverde, si era dinanzi a un vero e proprio «ricatto tedesco» in tema di ridistribuzione (Salvini dixit).

A tre mesi di distanza, con al governo la nuova formula alchemica di maggioranza M5s-Pd-Iv-Leu, l’atteggiamento del Movimento sembra essere molto meno ostativo. Di Maio ha ringraziato il Paese per «la sua disponibilità» nell’accogliere le persone sbarcate in Italia: «Che sia da modello per gli altri Paesi europei», ha detto.

Proprio sul versante migranti, a settembre del 2019 la cancelliera tedesca aveva annunciato l’organizzazione di una conferenza internazionale per la Libia, prevista per novembre (ma della quale non c’è ancora una data), per intervenire sulla condizione nel Paese dopo lo schianto della guerra civile tra il governo di unità nazionale di Fayez al-Serraj e il generale della Cirenaica Khalifa Haftar.

«È inevitabile che l’Ue faccia di tutto per assicurarsi che la Libia non si trasformi in una guerra per procura», aveva detto Merkel, quando ormai il governo italiano era caduto e una nuova coalizione europeista a trazione Pd stava prendendo forma. «La Germania farà la sua parte, l’intera regione africana potrebbe essere destabilizzata se la condizione in Libia non sarà risolta».

Una condizione che impatta non solo sul versante della stabilità nazionale, ma anche, come è chiaro, sugli equilibri geopolitici più in generale. Il Movimento, che anche nella sua seconda veste governativa ha mantenuto l’interesse per una de-escalation dei conflitti per frenare l’ondata migratoria, ha trovato stavolta in Berlino un alleato irrinunciabile.

«Italia e Germania sono due Stati membri dell’Ue che non stanno interferendo con le dinamiche interne alla Libia», ha detto Di Maio, dando velatamente contro alla Francia (a lei sì) per il suo appoggio a Haftar.

«Nessuno vuole uscire dall’Euro»

Nell’convegno bilaterale con il suo omologo tedesco, Di Maio ha anche ribadito che nessuna forza politica presente nel Parlamento italiano ha interesse a uscire dall’Unione Europea.

«Ormai la comunità politica italiana conviene sul fatto che tutti gli apparati e le istituzioni dell’Ue debbano essere rafforzati ma debbano restare», ha detto il capo politico del Movimento 5 Stelle, buttandosi alle spalle con un sorriso gli anni dell’antieuropeismo.

Già prima di diventare ministro degli Esteri, Di Maio aveva capito che quell’Europa “dei Padroni”, di cui Angela Merkel era considerata l’emblema, era diventata la conditio sine qua non della stabilità nazionale.

Nel giro di qualche mese, a partire dalla vittoria schiacciante alle elezioni del 2018, il Movimento è passato da essere “euroscettico” a pensare in maniera “eurocritica”, fino ad abbracciare il filoeuropeismo più istituzionale.

«Magari fino a qualche anno fa poteva suonare strano», ha ammesso Di Maio. «E invece ormai la comunità politica italiana conviene che gli apparati dell’Ue debbano essere rafforzati, sì, ma restare».