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Didattica a distanza, Vacca (M5S): Docenti stanno dimostrando grande professionalità. Diventi prassi educativa. INTERVISTA

“Con la didattica a distanza la classe docente sta emergendo in maniera forte. In maniera silenziosa e con grande professionalità, il corpo docente si è messo in moto dando una prova di grande maturità, al di là di quel che spesso si sente dire”.

 Già insegnante di Italiano e Latino in una scuola media di primo grado di Pescara, l’on. Gianluca Vacca è il capogruppo del Movimento Cinquestelle alla VII Commissione Istruzione della Camera dei Deputati. Riflettendo sui recenti dati del monitoraggio condotto dal Ministero dell’Istruzione sulla didattica a distanza che sta animando ormai da molte settimane la vita degli insegnanti e degli studenti, Vacca fa con noi il punto della condizione non nascondendo la soddisfazione per come abbia reagito la scuola all’emergenza sanitaria in corso.

Il monitoraggio è molto importante poiché quello che sta accadendo non ha precedenti e sarà importante tracciare e seguire quel che le scuole stanno facendo per capire come e dove intervenire come Parlamento. Questi dati ci dicono che circa per l’80 per cento dei docenti questa è la prima volta che sono protagonisti di una didattica a distanza mentre circa il 20 per cento dei docenti riferisce di avere avuto esperienze pregresse. Il 17 per cento aveva avuto esperienze di e-learning testate prima dello schianto dell’emergenza. Bisognerà potenziare questa esperienza anche dopo perché la maggioranza riferisce di non avere mai avuto un’esperienza di e-learning prima dello schianto della pandemia che ha costretto il governo a sospendere l’attività di presenza delle scuole”.

Ci auguriamo che non debba servire per altre emergenze. Tuttavia, bisogna fare in modo che le nuove tecnologie di e-learning diventino un complemento, un arricchimento delle metodologie didattiche usate nelle prassi educative. Le innovazioni sono un settore che va implementato. Io, come docente di lettere, la didattica digitale la sperimentavo nella mia attività. Avevo un blog con le mie classi su italiano storia e geografia, con il quale gestivo l’attività didattica con i miei alunni. Non è un mezzo sostitutivo, è un mezzo complementare, in questo caso emergenziale. È sintomatico che il ministero dica che in questo momento soprattutto nelle fasce più giovani degli alunni si compensi la mancanza della scuola con una comunicazione dell’insegnante che fa sentire la propria presenza agli alunni. Ovviamente il rapporto di presenza ci dev’essere sempre ma le tecnologie forniscono al processo educativo strumenti che aiutano ad avvicinarsi alle nuove esigenze degli studenti, ricordiamo che sono dei nativi digitali. E la didattica digitale dà delle opportunità per la rielaborazione dei concetti e dei contenuti, quindi stimola la partecipazione non passiva. E’ più diretta e più vicina ai ragazzi di oggi”.

Io ho notato una buona reazione del sistema scuola. Non era facile, soprattutto sapendo che i dati ci dicevano che a scuola si è molto incentrati sulla presenza e meno orientati sull’e-learning. Ora vanno affrontate le difficoltà, vanno supportati i docenti e le famiglie”.

C’è un dato del monitoraggio, secondo cui il 30 per cento delle scuole si sono messe in rete e si son messe a disposizione delle altre scuole. Ho sempre notato tra i colleghi docenti una grande sete d’informazione ma sono mancati i momenti di condivisione. L’emergenza ha accelerato questo processo e quindi da questa emergenza occorrerà ragionare su come ad modello mettere a norma alcune metodologie che dovranno avere una continuità. In maniera silenziosa e con grande professionalità, il corpo docente si è messo in moto al di là di quel che si dice spesso. Si sta dimostrando molto dinamico. Penso alle maestre propense a leggere storie al pomeriggio o alla sera ai loro piccoli alunni. E’ una prova di grande maturità e la classe docente sta emergendo in maniera forte”.

Eppure rimangono i rischi di esclusione. Sono tantissimi gli studenti che non hanno accesso a alle lezioni online, per motivi di connessione o, per i più piccoli, perché i loro genitori lavorano

Il azzardo di esclusione c’è. Bisogna tamponare questo azzardo ma in un’ottica futura la didattica a distanza dev’essere uno strumento di inclusione che riduce le distanze, non le accentui. Il ministero sta facendo tanto, le risorse sono state stanziate per dare un supporto anche agli alunni più bisognosi, alle famiglie con più figli, a quelle che non hanno le risorse tecnologiche”.

“Intanto il docente deve fare un monitoraggio e deve trovare delle strategie per compensare le difficoltà di chi non può accedere. Da insegnante, quando avevo il blog e alcuni alunni non avevano accesso a internet per varie difficoltà, fornivo loro il materiale a compensazione, usando il buon senso. Il ministero lascia ampia scelta su questo. Nella pagina della didattica a distanza, il ministero ha messo dei materiali didattici, è una sezione-inclusione via web fatta bene. Io sono convinto che la didattica a distanza non si possa improvvisare più di tanto. Occorre una formazione. Ora siamo in una condizione di emergenza e sono stati stanziati 85 milioni per gli studenti in difficoltà. Il decreto Cura Italia stanzia 70 milioni per studenti meno abbienti perché possano ricevere in comodato d’uso gli strumenti che occorrono per collegarsi con i professori. Gli altri 15 milioni servono per la formazione del personale scolastico e per acquisto delle piattaforme e degli strumenti digitali”.

A proposito di piattaforme, tutti hanno scoperto nell’occasione che non c’è una piattaforma pubblica su cui appoggiarsi. I docenti e le scuole stanno usando piattaforme private: Google, Microsoft, Facebook…

Non è stato fatto a sufficienza in passato. Comunque un portale o un centro che metta insieme le esperienze digitali con l’intento di fornire strumenti alle scuole c’è: è l’Indire. Ha cercato di mettere a disposizione l’attività di ricerca, ma ovviamente si può implementare. Quanto a Google e agli altri colossi, non è stato il ministero a mettere a disposizione dei docenti queste piattaforme private. Sono questi privati che nella loro mission hanno deciso di mettere questi strumenti a disposizione delle comunità scolastiche. Vede, quando si dice che la didattica digitale non s’improvvisa, significa anche che il docente non è costretto a prendere quello che gli appare più facile da usare, ma fa attenzione a che cosa sia meglio, sta intento alla tutela della privacy, dunque può scegliere quale sia quello migliore. Ci sono anche i registri elettronici che sono di ditte private e che danno la possibilità di interagire”.

Secondo un Rapporto Dataroom di Milena Gabanelli apparso sul Corriere della sera, ci sarebbero 11 milioni di persone prive di connessione. Peraltro molte abitazioni e aziende sono connesse via satellite con la parabola e lamentano un calo della connettività in molte zone in questo periodo.

Paghiamo un’arretratezza sulla banda larga. Si è cercato di diminuire questo gap con gli altri Paesi europei, ma non siamo certo tra i paesi più virtuosi. Ci sono responsabilità per la scarsa attenzione verso la connettività e per un adeguato accesso al mondo del web. In Italia le infrastrutture sono disomogenee, dipende anche dalla conformità del territorio. Però in generale si poteva fare di più”.

Guardi, prima di quella circolare, un’altra, precedente, dava delle indicazioni, ma sentivo che c’erano delle necessità di ricevere ulteriori e più precise direttive. Questa circolare dà una cornice dentro la quale i docenti mettono in campo liberamente le metodologie che ritengono più utili. Moltissimi sono dinanzi alla didattica a distanza per la prima volta. Peraltro è la prima volta nella storia che il sistema scolastico vive un’esperienza del genere. Tutti, dai dirigenti ai docenti, sono alla prima esperienza, quindi ben vangano le linee guida che non sono coercitive ma danno solo una cornice”.

Ma i sindacati della scuola non hanno gradito e ne hanno chiesto con un comunicato il ritiro ritenendola illegittima.

In questa fase occorre unità nel mondo scuola, ognuno nel proprio ruolo. Se i sindacati della scuola hanno delle proposte, ben vengano. Possono partecipare al dibattimento, ma in maniera costruttiva, non distruttiva”.

Loro parlerebbero con la ministra, è la ministra che non li riceve. Almeno, così dicono i sindacati.

Io credo che i modi per mettersi in contatto con la ministra ci siano. Se però se ne escono con un comunicato come quello che hanno diffuso nei giorni scorsi, ecco non è certo quello il migliore dei modi per farlo. C’è in questo momento, davvero, la necessità di un’unità di intenti. E voglio approfittare per mandare un ringraziamento al mondo della scuola e ai docenti per la loro grande professionalità e agli alunni un grosso in bocca al lupo”.