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Sulla riapertura lite tra Pd e M5S: “Azzolina, non sei la scuola”. E lei: “I dem ci prendono in giro”

La riunione di lunedì sera del Consiglio dei Ministri per approvare il decreto legge per le misure di contenimento per il contagio da Covid-19 è stata accesa e soprattutto ha visto la contrapposizione tra Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle, i due inquilini litigiosi della compagine governativa.

I due partiti, sulla scuola, hanno dimostrato negli ultimi mesi una visione diversa (non solo sull’emergenza Covid-19, ma anche sul concorso straordinario), lunedì sera è andato in scena l’ennesimo atto che rappresenta perfettamente quanto siano distanti i due partiti.

Secondo quanto segnala La Repubblica, lo scontro è degenerato con accuse precise ai vari ministri.

Sulla scuola si è litigato per ben tre ore con toni addirittura “scomposti” secondo il quotidiano. Il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, capo delegazione del PD, è andato giù pesante: “C’è un problema politico, non si può riaprire il 7 gennaio”.

La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina non ci sta: “Ma ci state prendendo in giro? Abbiamo discusso di turni scaglionati, mobilitato prefetti, messo soldi e solo ora vi accorgete che è un problema politico?”

Italia Viva va in soccorso della ministra Azzolina, poi l’attacco scomposto di Franceschini: “Tu non sei la scuola, tu sei la ministra ‘pro tempore’ della scuola, che è fatta di tante realtà. Quello che succede nel mondo dell’istruzione non sei tu a deciderlo”.

Intanto il ministro della Salute, Roberto Speranza mette in guardia sulla variante inglese del Covid-19 che può essere molto contagiosa tra gli studenti e annuncia: “Se mi chiedete di escludere che le riaperture faranno salire i contagi non posso farlo, il azzardo c’è”.

Poi lo scontro coinvolge pure la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, con accuse precise da parte dei pentastellati sulla gestione dei trasporti pubblici.

La riunione, come noto, si chiude con il premier Giuseppe Conte che media tra le parti: a scuola l’11 gennaio almeno al 50% nelle scuole superiori. Probabilmente, però, lo scontro finale è solo rimandato.