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Discorso Draghi, M5S: chi vota no a governo

Voto di fiducia, stasera in Senato, per il governo Draghi. Ma dopo il discorso del premier, nel M5S iniziano ad giungere i primi 'no'. In tutto sarebbero una quindicina i senatori pentastellati (tra astenuti e contrari) orientati a non votare la fiducia.

"Draghi? Sì mi ha convinto... a votare No", dice all'Adnkronos la senatrice M5S Bianca Laura Granato. "Voterò No alla fiducia", spiega sempre all'Adnkronos la senatrice M5S Luisa Angrisani dopo il discorso del premier. E ancora: "Voterò No, lo confermo", dice la senatrice M5S Rosa Silvana Abate. "Se ho deciso come voterò? Non ancora, ma non a favore", replica il senatore M5S Matteo Mantero.

Anche Mattia Crucioli annuncia il suo 'no' a Mario Draghi, ma anche l'addio al Movimento 5 stelle. "Ovviamente non posso più essere nel M5S, la scelta di campo è radicale", dice il senatore alle telecamere all'esterno del Senato. Quanto a un gruppo di opposizione del M5S, Crucioli replica: "Me lo auguro e lavorerò per questo" perché "per fare opposizione occorrerà essere organizzati. Se ci saranno i numeri sarà sicuramente molto più utile stare dentro un gruppo".

Crucioli non nasconde interesse per le posizioni di Alessandro Di Battista: "Ogni tanto lo sento, lui ha detto chiaramente che vuole parlare soltanto per sé stesso", è chiaro che "se dovesse nascere qualche cosa di contrasto a questa impostazione, a questa visione della società che sta montando, e lui volesse tornare in campo, sarebbe il benvenuto”.

"C'è chi dice no", scrive quindi nel primo pomeriggio su Facebook la senatrice Granato, che dopo il 'no' annuncia: "Ho presentato le dimissioni come capogruppo M5S della commissione cultura in Senato. Ho deciso, coerentemente con quello che ho sempre dichiarato, che non farò parte di questa maggioranza diventata una beffa rispetto al principio di autodeterminazione dei popoli che è confluito nell'art. 1 della Costituzione. La dichiarazione di intenti di Draghi è una palese violazione di quel principio. La cosa triste e preoccupante è trovarsi oggi in un Parlamento silente, totalmente acquiescente rispetto ad un atto di indirizzo che consiste nell'asservimento di ogni esigenza umana alle logiche del mercato".

"Non era questo il motivo per cui il popolo italiano ci aveva riconosciuto oltre il 30% dei seggi in Parlamento. Veramente triste vedere come tutte le forze politiche si siano assoggettate ad abdicare al proprio ruolo pur di concorrere a gestire i vari scostamenti di bilancio e il PNRR per garantirsi il vitalizio dell'attinenza a quella che ormai sempre più si configura come una casta coesa e solidale", rimarca la pentastellata, che conclude: "Un obiettivo che supera i confini di ogni ideologia e che costituisce un collante formidabile tra tutti i convitati a questo munifico banchetto, da cui, per quello che può valere, mi dissocio pubblicamente".