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Rai, Inciucio Pd-M5s per salvare Marcello Foa? Scatta la denuncia dei renziani - Affaritaliani.it

Avevamo definito l'atmosfera che regna alla rai in questi giorni "quiete prima della tempesta", ma forse dovremmo optare per la formula "calma piatta". Già, perché - dopo strombazzatissimi annunci di cambiamenti e di repulisti drastici - Viale Mazzini sembra caduto sotto l'incantesimo della Bella Addormentata e il palazzo del quartiere Prati finito nel sonno più profondo. Il fatto che paia non muoversi una foglia con l'eventualità neanche troppo remota che, malgrado il cambio di maggioranza, tutto resti immutato fa sbocciare il fiore oscuro del dubbio tra i renziani di Italia Viva, che intervengono attraverso il Deputato della Commissione Cultura del partito di Matteo Renzi nonché Segretario di Vigilanza Rai Michele Anzaldi 

Rai che tuona: “Pd-M5s vogliono salvare Foa? No gattopardismi su nomina illegittima, se hanno cambiato idea lo dicano”.

In un'intervista alla Stampa, Anzaldi precisa: “Marcello Foa è ancora lì. Avevamo fatto una promessa: se fossimo andati al governo la prima cosa che avremmo fatto sarebbe stata di rimuovere il presidente Rai, perché è stato votato illegalmente e perché non è mai stato di garanzia. Lo chiedo agli ex compagni di partito del Pd: che fine ha fatto quella promessa?”. E ancora: "Dov’è il cambiamento promesso? Sulla nomina di Foa, sulla seconda votazione in Vigilanza ritenuta illegittima, pende ancora la richiesta di accesso agli atti presentata dai capigruppo del Pd Graziano Delrio e Andrea Marcucci. Il Pd se lo é dimenticato? E il segretario Nicola Zingaretti ha cambiato idea? Perché il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che ha il potere come azionista della Rai di revocare immediatamente l’incarico a Foa, finora non ha detto neanche una parola?"

Il deputato renziano riesuma dalle nebbie del passato prossimo (ma che pare già trapassato remoto) un'intervista di Primo Di Nicola di circa un mese fa, nel quale il Vicepresidente della Vigilanza grillino invitava il Presidente Rai a "fare gli scatoloni". Un invito perentorio e all'apparenza conclusivo, che tuttavia sembra del tutto finito nell'oblio. "Ma poi non capisco" incalza l'On. Anzaldi, "il 17 settembre, il M5S per voce del vicepresidente della Vigilanza Primo Di Nicola, con un’intervista sul vostro giornale aveva chiesto a Foa di [...] ‘lasciare la scrivania’. E il Pd? Che subito ha definito uno schiaffo alla legalità, l’imposizione di Foa in Rai per ordine di Salvini? A Pd e M5S lancio un appello: occorre salvare il servizio pubblico, precipitato in una deriva di violazioni del pluralismo e crollo di ascolti e qualità che rischia di assestare un colpo pesantissimo all’azienda”.

Il Segretario della Vigilanza Rai smentisce anche l'deduzione che l'ex premier fiorentino e Italia Viva vogliano ricoprire un ruolo determinante nelle nomine a Viale Mazzini: “Renzi ha dimostrato, da presidente del Consiglio, di non voler mettere becco nelle nomine. A differenza del M5S, che ha piazzato un direttore del Tg1 di suo gradimento. Detto questo, è innegabile che Renzi sia scomparso dai Tg. L’altra sera Bruno Vespa lo dava al 6%. Sui giornali è ogni giorno in prima pagina. Ma sui telegiornali Rai non ce n’è traccia. La Rai a trazione leghista è finita più volte nel mirino dell’Agcom. Su Viale Mazzini pende una multa da 70 milioni. Già sarebbe sufficiente per sostituire subito i direttori responsabili di tali abusi e il presidente che li ha permessi, forse promossi. La direttrice di Rai1 merita di essere sostituita per la più grande infornata di conduttori e autori politicizzati degli ultimi anni. La maggior parte in quota Lega, ma il M5S ha contribuito a questa cooptazione. La legge prevede un presidente di garanzia e non può essere Foa. Se Pd e M5S ci hanno ripensato, dicano in maniera trasparente che scherzavano e che Foa può rimanere”.

“Io penserei a una donna. Una come Lilli Gruber, o Alessandra Ravetta, ma anche Maria Latella. Di nomi ce ne sono. Basta una giornalista, una professionista, che possa essere davvero di garanzia per il pluralismo. Invece siamo andati a prendere uno, Foa, che faceva tweet sovranisti e insultava persino Sergio Mattarella”. L'on. Anzaldi si riferisce a un tweet di Marcello Foa ai tempi delle trattative per la formazione del Governo Lega-M5s, quando l'allore firma del Giornale scriveva: "Il senso del discorso di Mattarella: io rispondo agli operatori economici e all'Unione Europea, non ai cittadini. Ma nella Costituzione non c'è scritto. Disgusto". Un tweet che fece scalpore ma che non impedì a Foa di diventare Presidente Rai, e che un anno e mezzo più tardi, con un cambio di maggioranza e con la Lega finita all'opposizione, con ogni probabilità non gli preclude di restarci.