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Il M5S contro il Nyt: "L'inchiesta sulle fake news è una bufala"

"Se sono un tifoso di calcio e apro una pagina in cui diffondo notizie false sul Torino non significa che io sia a libro paga della Juventus"

I 5 stelle reagiscono ufficialmente alle accuse di fake news piovute dal Partito democratico. "E' una follia ritenerci coinvolti", scrivono sul blog di Beppe Grillo accusando: "L'inchiesta sulle fake news è una bufala".

"Si parla di siti web sensazionalistici, a sostegno di una o l'altra forza politica, che riporterebbero i medesimi codici di Analytics e di Adsense. E non ci vuole un genio a capire che questi siti nascono spontaneamente", si legge nel post.

"Sul web ognuno, anche per mero scopo di guadagno attraverso la pubblicità, chiuso nella sua stanza può scegliere di aprire più di una piattaforma e pubblicare quel che vuole. Ma ciò non significa che ci debba essere un coinvolgimento della forza politica di riferimento".

E ancora: "Se sono un tifoso di calcio e apro una pagina in cui diffondo notizie false sul Torino non significa che io sia a libro paga della Juventus. E' una follia solo pensarlo. Speriamo di esserci spiegati. E speriamo che il New York Times e Buzzfeed tornino finalmente ad occuparsi di vero giornalismo".

"Le due inchieste - scrive il blog - arrivano alla vigilia della Leopolda di Matteo Renzi, quest'anno dedicata proprio alle fake news. Entrambi i pezzi, apparentemente indipendenti, nascono però da una ricerca condotta da un tecnico del web non strettamente indipendente, Andrea Stroppa, che di fatti viene citato nei due articoli".

I 5 stelle accusano Stroppa di essere "arruolato nella Cys4, la società di sicurezza presieduta da Marco Carrai", "braccio destro di Renzi e sostenitore delle sue campagne elettorali".

Ma è lo stesso Carrai oggi sul Corriere della Sera a chiarire:  "Non c'entro niente con l'inchiesta del New York Times, questo è un modello di fake news. Stroppa lo conosco e per un periodo ha collaborato con una mia società. Chiunque può andare al registro delle Camere di commercio e vedere che non ho mai avuto società con lui".

E anche Andrea Stroppa, l'autore del report che ha provato come due siti pro M5S (News 5 stelle e Video a 5 Stelle) e il sito della Lega Noi con Salvini abbiano gli stessi Google id per il controllo del traffico e la pubblicità, aveva spiegato ieri in un lungo post su Facebook la sua posizione, rispondendo agli articoli del Fatto quotidiano e al suo direttore Marco Travaglio: "Vengo definito da una sua giornalista parte dei “Carrai boys”, “pupillo di Carrai”, e lo comprendo. Quando non si è liberi, si cerca di mettere le catene anche agli altri".

Sulle fake news è intervenuto stamattina a Circo Massimo, su Radio Capital, anche Matteo Orfini: "La Lega e i 5 stelle devono dare spiegazioni sulle connessioni tra i loro siti - ha detto il presidente Pd - l'internet inquinato dalle bufale è un problema per la democrazia".