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E' lecito sostenere che il M5s è un’organizzazione modellata sui regimi totalitari

Sulla base delle norme che si è dato, è lecito sostenere che il M5s è un’organizzazione modellata sui regimi totalitari e dalla stupefacente insensibilità giuridica. Per sostenere questa tesi si fa riferimento a ciò che scrive Sebastiano Messina, su Repubblica:

La gente reputa che magistrati e avvocati perdano il loro tempo ad occuparsi di inutili complicazioni. Il cavillo è, per gli ignoranti, il pretesto di cui si servono i giuristi disonesti per aggirare le regole della morale. Non sanno che il cavillo non esiste. Se abbiamo un codice penale, pieno di norme particolareggiate, è per proteggere il singolo dall’arbitrio del giudice anche nei casi meno correnti. E certamente non basterebbe una sola norma che stabilisse: “Chiunque si comporta male deve essere chiuso in galera”. Perché una simile norma sarebbe la più tirannica del mondo. Infatti, chiunque avesse il potere di applicarla, avrebbe anche il potere di stabilire che cosa intende per male. E si andrebbe dalla pena capitale per aver detto male di Maometto, come in Pakistan, all’esilio e alla morte per stenti per aver (forse) pensato male di Stalin.

Per il M5s si prenda l’espressione: “Comportamenti suscettibili di pregiudicare l'immagine o l'azione politica del Movimento”. Non si dice quali siano questi comportamenti (e dunque quali siano lo stabilisce lo stesso giudice che ha il potere di irrogare la sanzione), e per giunta la sanzione potrebbe essere inflitta senza che sia necessario dimostrare l’esistenza del danno (il “preconcetto”) in quanto la norma contiene l’attributo “suscettibili”. Suscettibile significa “che (forse) potrebbero”. Comportamenti non specificaci i quali “potrebbero”. Non vorrei proprio vivere in uno Stato in cui il codice penale fosse scritto in questo modo. Il regolamento intimo del M5s è assolutamente intollerabile dal punto di vista democratico.

Inoltre, nell’amministrazione della giustizia è necessario che il giudice sia “terzo”: e infatti in Italia esso è nominato dopo aver superato un concorso puramente “giuridico”. Nessuno chiede ai candidati le loro opinioni politiche o in che modo, se promossi, intendono amministrare la giustizia. Inoltre, vinto il concorso, non possono essere mandati a casa per avere emesso sentenze che non piacciono al governo. Nel Movimento invece i giudici sono nominati da colui che devono difendere – Di Maio – e per giunta sono tutt’altro che inamovibili. Questo Movimento, dal punto di vista giuridico, ha caratteristiche tali che non possono essere descritte senza rischiare una querela per diffamazione.

Il fatto è che i vari Casaleggio, Grillo, Di Maio e apprendisti stregoni vari si reputano in possesso di una dottrina incontestabile ed infallibile. Inoltre talmente chiara che essi potranno interpretarla senza tentennamenti, per poi impartire senza scrupoli le più severe sanzioni. Ma queste sono le caratteristiche di una fede, e per giunta di una fede vissuta fanaticamente. E purtroppo, come diceva Nenni, “per un puro c’è sempre un più puro che lo epura”. In altri termini, questo movimento alleva dei fanatici. E i fanatici sono poi quelli che – in nome della purezza della fede – si ribellano alle autorità religiose.

I dirigenti del M5s corrono il doppio pericolo del “tirannicidio” (unico rimedio contro le dittature) e dell’eresia vincente, come avvenne alla Chiesa Cattolica col Protestantesimo. Se la dottrina è indiscutibile per chi domina, altrettanto indiscutibile è la “vera dottrina” per il fanatico che li contesta. La rigidità delle norme, non contraddetta dalla loro vaghezza, consente l’arbitrio nella loro interpretazione e nella conseguente applicazione delle sanzioni. Le regole draconiane sono la semente che fa crescere la protesta. La stessa idea balorda di una multa di centomila euro, assolutamente inapplicabile, costringerà il blando dissidente a separarsi dalla Casa Madre e a farle la guerra. Insomma le norme del M5s sono uno scandalo. Per fortuna sono anche autodistruttive.