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Covid: state a casa, anzi no! A Roma il M5S sgombera i baraccati ‘su richiesta dei cittadini’

"Bonifiche", "censimenti": la neolingua elettorale si sbizzarrisce quando si tratta d'equiparare le persone alle cose, di celare palesi forme di discriminazione dietro parole che a ben guardare non significano nulla, perché usate in modo del tutto improprio.

Succede così che a Roma la sindaca twitti con orgoglio di aver "bonificato" un insediamento in cui abitava una comunità di baraccati rom "su richiesta dei cittadini”.

Ci si aspetterebbe, leggendo una simile informazione, che sia stata resa più salubre un'area malsana, magari con quegli interventi di pulizia che languono nel degrado al quale i cittadini romani sono divenuti ormai avvezzi nel corso di questa tetra amministrazione.

Invece si scopre che i "bonificati" sono loro, gli esseri umani, cacciati in piena emergenza covid dalle loro baracche; e che la "richiesta dei cittadini" soddisfatta dal Comune è quella d'aver tolto gli odiati "zingari" dai pressi delle loro più nobili dimore.

L'insediamento abusivo, in cui vivevano persone già private di un tetto e disperse nella città da un intervento del Campidoglio nel mese di agosto in via del Foro Italico, è stato sgomberato nell'area di Fidene ed è stato seguito da polemiche trasversali nei confronti della "rivendicazione" via Twitter della Raggi.

Ciò che colpisce maggiormente, infatti, è il duplice elemento discriminatorio: in primis, l'equiparazione delle persone alle cose, grazie al provvido utilizzo del termine "bonifica"; ma non sconvolge meno il riferimento alla "richiesta dei cittadini", che riporta alla mente le epoche dei pogrom e delle deportazioni. 

Qual è esattamente il messaggio che la comunicazione istituzionale vuole inviare all'opinione pubblica? Dobbiamo concludere che se dalle nostre parti c'è una etnia che ci dà fastidio ed è accampata in condizioni di fortuna possiamo rivolgerci al Comune affinché la cacci? Tali perplessità sorgono però nell'ambito di contraddizioni più ampie e, se possibile, più gravi.

A fronte infatti della gravità endemica delle condizioni igienico-sanitarie strutturali dei campi nomadi, la prevenzione nell'ambito della emergenza covid ha difettato non poco: anzi, a quanto ci risulta non è stato fatto praticamente nulla neppure per l'igienizzazione, al punto che le famiglie rom indigenti non hanno ricevuto neanche le mascherine.

In un simile contesto, appare inammissibile apprendere dalle istituzioni stesse come il Movimento 5 Stelle al governo della nazione prenda misure sempre più stringenti affinché i cittadini stiano in casa, mentre lo stesso partito alla guida della Capitale spacchi le case di altri cittadini per buttarli in mezzo alla strada.

Operazione che riguarda quanto accaduto al Foro Italico e a Fidene, ma che pone domande anche sui pubblicizzati "censimenti" come quello attualmente in corso nel villaggio attrezzato di via di Salone, volti ad accertare che i residenti abbiano regolare diritto di occupare le fatiscenti abitazioni assegnate dal Comune.

In altre parole, anziché un piano di interventi mirati per la tutela di soggetti fragili, che vivono in condizioni particolarmente a azzardo, l'amministrazione sceglie di affrontare la questione sanitaria mettendo tali soggetti in condizioni ancora più gravi, demolendo i loro alloggi in pieno inverno senza, a quanto ci risulta, fornire loro soluzioni alternative adeguate.

È da sottolineare peraltro, a voler esser cinici ad ogni costo, che queste persone vivono in mezzo alla società, ed esporle a maggiori possibilità di contagio significa renderle potenziali veicoli a loro volta della diffusione del virus.

Tutto questo accade mentre è in vigore la sospensione degli sfratti, voluta dal governo fino alla fine dell'anno, nonostante la quale il cosiddetto "piano nomadi" della giunta Raggi va avanti come se nulla fosse: non è mutata infatti la scadenza del 31 dicembre 2020 per la chiusura degli insediamenti della Monachina e la Barbuta, dove ci sono circa 160 persone da sistemare e non si sa ancora che fine faranno.

Per ora si può solo prendere atto delle pressioni ricevute dai residenti dei villaggi attrezzati affinché lasciassero i campi, che si sono risolte di fatto in un incentivo per i rom ad andarsene sotto i ponti senza aspettare l'arrivo delle ruspe; proprio com'è accaduto al Foro Italico, dove gran parte aveva già abbandonato l'insediamento, composto da persone di varie etnie.

La domanda allora sorge spontanea: per il Movimento 5 Stelle la legge vale per tutti, come sbandierato spesso negli slogan che ci propina ormai da anni? Oppure esiste una linea al di sotto della quale, per motivi razziali o sociali, non si è considerati esseri umani e quindi le leggi non valgono più?