M5S News

Barbuto (M5S): “Dipendenti Carrefour licenziati con una lettera, accordi non erano questi”

è stato paradossale dal suo inizio alla sua conclusione e dimostra, ancora una volta, come e quanto nella nostra terra alcuni imprenditori abbiano ancora e purtroppo, un concezione del lavoro legata a logiche perverse ed arcaiche che li conducono a considerare i propri dipendenti non già come persone, come uomini e donne liberi, ma come schiavi di cui disporre come meglio loro aggrada, schiavi, senza alcun diritto, la cui dignità può essere calpestata con estrema disinvoltura ed arroganza secondo un bieco criterio utilitaristico”.

ci riporta indietro nel tempo annullando, nei fatti, anni di battaglie e di conquiste faticosamente raggiunte a tutela dei lavoratori con tutte le inevitabili conseguenza in tema di imperitura sosta nei nostri territori di un feudalesimo che non vuole tramontare e che, grazie ad una rassegnazione atavica, al genetico individualismo che ci caratterizza e all’indifferenza dei più, trova, ancora oggi, terreno fertile nelle nostre zone e riverbera pesantemente i suoi effetti in ogni aspetto della vita sociale, politica ed economica della comunità”.

vengono “licenziati” tramite whats app e si trovano, così da un giorno all’altro, senza lavoro e senza prospettive, ma con famiglie da mantenere e nella disperazione più totale”.

“Non si arrendono i lavoratori – rammenta Barbuto - la cui età depone per una estrema difficoltà, in caso di licenziamento, ad una loro ricollocazione in ambito lavorativo, ma iniziano un estenuante presidio di fronte al “loro” supermercato. Sono lì a difendere il loro lavoro. Ma soprattutto a difendere la loro dignità di uomini e donne liberi. Caldo, freddo, vento, pioggia. Niente li fermerà per qualche mese fino a quando si prospetterà una possibile soluzione positiva che, tuttavia, alla luce dei successivi avvenimenti, si rivelerà un ingannevole e mortificante specchietto per le allodole per tutti coloro che hanno creduto e combattuto per la positiva soluzione della vicenda.”che, partendo dalla dichiarata intenzione dell’impresa di voler rilanciare la propria attività, avrebbe consentito ai lavoratori, oltre alla immediata fruizione di ammortizzatori sociali, la sosta nel circuito lavorativo ed anche il recupero, da parte dell’azienda, delle proprie retribuzioni che, vogliamo ricordarlo, non percepiscono dal mese di luglio del 2019”.

“Ma nei giorni scorsi, - continua - giorni difficili e drammatici in cui la nostra attenzione è tutta concentrata sulla drammatica epidemia che sta mietendo tante, troppe vittime; ebbene, in questi giorni di sofferenza e di dolore, di paura, di distanza e di solitudine, in maniera totalmente incomprensibile e con un tempismo singolare, le speranze dei lavoratori e di tutti coloro che si sono impegnati a risolvere la vicenda si sono infrante con il recapito delle lettere di un licenziamento che sembrava ormai scongiurato viste le intenzioni della società di rilanciare la propria attività. E precisiamo bene che in questo caso, a scanso di ogni eventuale e futuro equivoco, il corona virus non c’entra niente. Si tratta di una volontà pregressa che oggi si concretizza ed è ancora più dolorosa visto lo scenario economico che si prospetta post emergenza.”

“Mi sento mortificata ed indignata, ma non dalle Istituzioni il cui sostegno non è mancato ed alle quali va il mio ringraziamento per la sensibilità e l’attenzione dimostrata all’intera vicenda. Mi sento mortificata ed indignata tanto dalla mancanza di lealtà, all’insegna della quale mi hanno insegnato a crescere umanamente e professionalmente, quanto dalla disgustosa strumentalizzazione messa in atto nei confronti dei lavoratori, oggi abbandonati al loro destino, da parte di chi, con tutta evidenza, continua a praticare concretamente un bieco concetto di schiavitù, mai sopito, facendosi beffe di ogni principio di diritto ancor prima che di umanità, ritenendo di poter disporre della vita e della morte sociale delle persone a proprio piacimento”.