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Autostrade, Cancelleri (M5S) contro il governo sul prestito: «Un ricatto, via la concessione»

Il nodo di tutta la vicenda Autostrade sta tutto in quel dossier che ha scritto la ministra dei Trasporti Paola De Micheli che ipotizza la revisione della concessione. Un dossier scritto prendendo in toto il modello tariffario dell’Authority dei Trasporti che abbatte di circa 3 punti percentuali il tasso di remunerazione sul capitale investito — dal 10 al 7% — identificato come parametro di redditività della società concessionaria sulla gestione della rete autostradale. Quel dossier è finito sul tavolo del premier Giuseppe Conte e su quello del suo fedelissimo Roberto Chieppa, segretario generale di Palazzo Chigi. Siamo alla fine di gennaio.

di Autostrade per l’Italia condotto dalla ministra De Micheli, che però rappresenta la forza di maggioranza più dialogante sulla concessione rispetto all’ala oltranzista dei Cinque Stelle che ritiene la revoca l’unica strada praticabile dopo il collasso del viadotto Morandi. Ai primi di marzo la società concessionaria, alla cui guida c’è Roberto Tomasi, propone a Palazzo Chigi, un pacchetto di misure per salvare la concessione: 2,9 miliardi di euro tra piano di investimenti per 1,5 miliardi, una riduzione delle tariffe per il 5% all’anno per i primi cinque anni e circa 700 milioni di euro per il sistema Genova a mo’ di indennizzo per la tragedia del ponte e per sostenere i costi di allacciamento col nuovo ponte progettato da Renzo Piano e costruito da Salini Impregilo.

. Il motivo del contendere è tutto sul regime tariffario da adottare da qui al termine della concessione, cioè il 2038. Il governo chiede ai vertici di Autostrade di recepire in toto il modello dell’Authority che parametra le tariffe agli investimenti effettivamente sostenuti secondo un principio di ex-post riducendo di parecchio il rendimento di gestione possibile con l’attuale regime che ha permesso alla società controllata dalla famiglia Benetton — tramite Atlantia — di aver un buon 30% di margine operativo lordo sui ricavi di gruppo. Una redditività che al governo ritengono inaccettabile. Il negoziato è ancora fermo a questo punto.