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Qui, in Puglia, Michele Emiliano e Raffaele Fitto possono vincere o perdere per un voto, per una scheda annullata. Tutti i sondaggi coincidono: partita aperta. Se vi piace scommettere, questo è il posto giusto.
Però adesso state a sentire: in un pomeriggio bollente, in un cinema sotto un cavalcavia, l’«Anchecinema Royal», nella penombra, nel tanfo appiccicoso di chiuso, dinanzi a un pubblico distanziato e mistico, Emiliano, il governatore uscente, svela la sua mossa del cavallo.
«All’elettorato grillino propongo il voto disgiunto: una croce per il loro partito, una croce per me».
Bisogna vedere quanti ci cascano.
«Se non ci cascano, consegnano la Puglia alla destra e alla Lega».
Senza considerare i rischi che correrebbe il governo.
«Infatti: devo vincere anche per Di Maio, e per mettere in sicurezza Palazzo Chigi».
Di Maio però è sceso a fare propaganda per la candidata del M5S, Antonella Laricchia.
«Lasciamo stare. La politica, spesso, è un gioco brutale e complesso» (in effetti, la grillina Laricchia — non casualmente l’ex barman Alessandro Di Battista si scomoda per essere con lei domani sul palco nel comizio finale — ad un certo punto raccontò: «Io con Luigi, se continua così, non voglio parlare più. Non fa che chiedermi di cessare, di mollare la candidatura e lasciare campo libero a Emiliano... Vogliono la mia testa? Beh, dovranno tagliarmela»).
Poi Emiliano risale sul palco con il sindaco Antonio De Caro e attacca un comizio dei suoi, il vocione e la postura da magistrato in aspettativa — «Mantenere un lavoro mi rende libero» — che si è fatto prima dieci anni filati da sindaco di Bari, dal 2004 al 2014, soprannominato Sceriffo, la legalità vista e applicata da sinistra, e poi questi ultimi cinque al comando della regione, costretto ad affrontare questioni drammatiche — oltre al Covid, pure Tap, Xylella e Ilva, «che voglio decarbonizzare!» — in continuo lacerante conflitto con capi e sergenti del Pd, alla fine però sempre costretti a fidarsi di questo omone fintamente brusco e invece grandioso comunicatore, ambizioso e scaltro («… aggiunga anche caparbio, così quelli del centrodestra s’innervosiscono»).