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Le sfide tra i Cinque Stelle per i collegi migliori

Le regole sono importanti. Ma anche vincere le elezioni non sarebbe male. E una volta vinto, nel caso, sarebbe importante non dover governare con una massa di parlamentari alla prima esperienza, se non addirittura «voltagabbana». Per questo i 5 Stelle si stanno arrovellando sulle regole delle candidature. In queste ore — ieri c’è stato un altro vertice a Milano con Davide Casaleggio e Luigi Di Maio — si sta valutando l’ipotesi di introdurre «filtri qualitativi» alle candidature di sconosciuti. «Non vogliamo trovarci con i soliti dissidenti al primo mese di legislatura», dice un dirigente 5 Stelle.

Come evitare una truppa di «pericolosi» sconosciuti, impreparati a tutto? «Filtri qualititativi», si diceva. Ma quali? Si sta pensando di introdurre criteri oggettivi e meritocratici nei curricula. Difficile immaginare test o quiz d’ingresso, né tantomeno colloqui, vista la massa di candidati potenziali. Ma qualche cosa si dovrà fare. Anche per rassicurare la gran quantità di peones terrorizzata dall’ipotesi di perdere nelle «Parlamentarie». Si dice che, tra addii volontari e uscite forzate, il numero dei partenti stia lievitando oltre i 30. Ma molto dipenderà dalle regole.