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Sulla Lamborghini Huracàn GT3 Dalla pista reale a quella virtuale

. E i colleghi, Giorgio Sorial e Daniele del Grosso, brindano al risultato: 348 sì, 17 contrari e 28 astenuti. La proposta di legge Richetti, dal nome del primo firmatario, il fedelissimo di Matteo Renzi, ha avuto il primo via libera. Incassando i voti di Pd, M5S, Lega e FdI, l’privazione di Mdp, il non voto di FI e quello contrario di Ap. Insomma la maggioranza (Pd, Mdp, Ap) si è sfaldata.

«Dibba» ride a mille denti: «Sì, sì. Bastava vedere le loro facce, da funerale di Lenin, per capire che li abbiamo obbligati a votare un provvedimento a cui non credono. Forse non ci credeva nemmeno Richetti». Di mugugni nei crocicchi in Transatlantico se ne erano sentiti molti su quella norma che renderà l’assegno degli ex parlamentari più leggero e lo posticiperà. Una riduzione che toccherà anche ai consiglieri regionali (anche di Regioni a statuto speciale). Gli enti locali che non si adeguano vedranno dimezzate le voci destinate ai vitalizi.

. Alla fine del voto degli emendamenti aveva il volto di chi aveva sconfitto un drago. Anche perché tutto aveva rischiato di saltare su un emendamento del M5S che puntava ad applicare da subito i requisisti anagrafici previsti dalla Fornero ai parlamentari. Bocciato. Quella legge si applicherà solo a partire dalla prossima legislatura. «La casta del Pd si tiene la pensione privilegiata» aveva attaccato Luigi Di Maio.

. Con lo scontro Di Maio-Rosato: «Scacco matto. Questo è il primo. Noi i privilegi li aboliremo tutti» dice Di Maio. E il dem di rimando: «Tu con gli scontrini guadagni più di me». Infine la «ola» dei grillini, stoppata dalla presidente, Laura Boldrini: «Capisco la gioia, ma un po’ di decoro». E Beppe Grillo, con Luigi Di Maio, commenta: «In Senato non vi daremo tregua».

non c’è nemmeno un dem a brindare.

che, insieme a Maria Stella Gelmini ha votato a favore del testo, distinguendosi da FI: «Mi dispiace, era intervenuto il presidente Berlusconi in viva voce, nella riunione di gruppo, facendo appello all’unità del partito. Ma non capisco perché: non c’è stata neanche per il Jobs Act. Io sono in Parlamento per combattere i privilegi e ho votato di conseguenza». «E che dobbiamo fare? Lo ha chiesto il presidente», si rammaricano Carfagna, Calabria e De Girolamo, fuori dall’Aula, dopo non aver partecipato al voto secondo le indicazioni di Renato Brunetta, che aveva attaccato il Pd come «partito della demagogia» e paventato la «macelleria sociale». Un ordine di scuderia ferreo. Chiosa Matteo Salvini: «Mi dispiace per Forza Italia».

Ma in molti scuotono la testa, per un risultato che, secondo Pino Pisicchio, a capo del gruppo Misto, lascia perplessi: «Molti hanno votato senza crederci. Uno spot alla rovescia».