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Governo 2018, Giorgetti (Lega): finirà con M5S e l’appoggio del Pd - Corriere.it

Dieci giorni e il Colle avrà raggiunto il primo obiettivo: chiudere la finestra elettorale di giugno e impedire — a chi l’avesse in mente — di puntare alle urne entro l’estate. Il secondo obiettivo invece è tutto da costruire, perché la prospettiva di un governo tra centrodestra e Cinquestelle appare irrealizzabile: il nodo della premiership sta inesorabilmente soffocando il dialogo tra Salvini e Di Maio, che per motivi diversi non vogliono né possono cedere su Palazzo Chigi. L’incarico che Mattarella si appresta ad affidare a un rappresentante del centrodestra servirà a documentare i residui margini di accordo o il suo conclusivo fallimento. Nonostante le polemiche di questi giorni con i grillini, Berlusconi ha fatto sapere a Salvini che resta «un governista» e che non si opporrebbe a un esecutivo con M5S, in una condizione di «pari dignità». Ma già la settimana scorsa il leghista Giorgetti aveva pronosticato il azzardo di una fumata nera. E in una riunione di partito si era detto sfiduciato per «l’assenza di cultura politica» e per «la mancanza di capacità di mediazione»: «Sentitemi, Mattarella ci metterà alle strette. Prima darà mandato alla Casellati per una esplorazione, poi — visto che non se ne farà nulla — lo schema cambierà. E scommetto che finirà con un governo di M5S con l’appoggio esterno del Pd».