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Il caso Danzì e la doppia morale M5S - Corriere.it

Definire il tasso di «purezza» politica attraverso la via giudiziaria. È sempre stata l’ambizione dei 5 Stelle e di Beppe Grillo, sin da prima che esistesse il Movimento. «Vogliamo solo persone perbene», disse l’ex comico a un comizio al Circo Massimo. Una battaglia nobile e utile (basti guardare a quel che accade nel Pd), ma pericolosa, come tutte le battaglie che confondono etica, politica e giustizia.
E così, dopo aver bandito a lungo, oltre ai condannati, anche gli indagati, il nuovo regolamento del dicembre 2017 dava il via libera anche a questi, affidandosi però all’inevitabile vaghezza (in questo caso molto generosa) della politica: è vietato candidarsi solo nel caso in cui il procedimento penale configura una «condotta lesiva dei valori, dei principi o dell’immagine del Movimento». Parole scritte con un occhio ai sindaci Virginia Raggi e Filippo Nogarin, raggiunti da avvisi di garanzia.