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La discussione si allarga e si complica. Nel Movimento ormai da un mese il tema se correre o meno alle prossime Regionali in Emilia- Romagna tiene banco e più passano le settimane, più cresce tra i vertici — complici anche i sondaggi poco incoraggianti — l’idea di tirarsi fuori dalla competizione elettorale. Ma una buona fetta di deputati e senatori è dell’avviso opposto. Se è vero che l’idea di un voto su Rousseau per decidere la questione (opzione che prende sempre più quota) è caldeggiata da un parte dei parlamentari, è altrettanto vero che la partita, già complicata, si è ulteriormente ampliata. Nel dibattimento sono entrati anche i consiglieri regionali. E non solo quelli dell’Emilia- Romagna. L’intatto gruppo a livello nazionale è «sul piede di guerra», spiega uno di loro. Le chat interne ribollono. E ieri si è tenuta una riunione proprio dei rappresentanti regionali del Movimento. Un appuntamento fissato da tempo a Roma, in cui però è stato inevitabilmente toccato il tema. C’è chi — viene spiegato dai pentastellati— teme che una desistenza in Emilia- Romagna possa costituire un precedente in vista delle prossime Regionali (in alcune regioni, come Veneto e Liguria, si sta già lavorando in vista dell’appuntamento con le urne della prossima primavera), e chi vede invece nella scelta di non correre un arretramento «pericoloso» sui territori. I Cinque Stelle locali — specie al Nord — lamentano una scarsa attenzione. E l’Emilia Romagna rischia di diventare un simbolo. «Se non corriamo ci sarà la rivolta», ribadisce un pentastellato.