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Il Movimento è pronto a iniziare una nuova fase. L’era del capo politico — messa in discussione dalle dimissioni di Luigi Di Maio e congelata dall’emergenza sanitaria — potrebbe subire una battuta d’arresto. Il patto stretto qualche settimana fa dai big Cinque Stelle, infatti, potrebbe avere ripercussioni anche nella struttura pentastellata. L’equilibrio trovato in seno ai vertici sta funzionando e cresce l’idea di un organo collegiale che tenga le redini del M5S. Il «comitato 4.0», o la «task force» come l’hanno ribattezzata i Cinque Stelle, che spiegano: «Non ha niente a che fare con il vecchio direttorio». Una struttura destinata a tirare le fila almeno fino a quando il Movimento sarà alla guida del Paese.

, su Rai Radio1, Carlo Sibilia. Se scattasse l’era del nuovo comitato, lotte intestine e corse per il ruolo da capo politico dovrebbero essere messe in secondo piano.

. Tutti nel mirino: dal premier ad alcuni big come Bonafede e Fraccaro. E con i gruppi sul piede di guerra. Dopo i parlamentari, anche alcuni ministri e sottosegretari iniziano a lamentare una penuria di confronto con Giuseppe Conte e lo vedono come lontano dal M5S. Deputati e senatori a loro volta criticano anche alcuni esponenti della delegazione pentastellata di governo e chiedono un ruolo più forte dell’Aula nelle trattative. Non solo: altro tema sul tavolo è il legame con Rousseau, che ha dato vita a diversi malumori negli ultimi mesi. E anche su questo punto, circolano indiscrezioni su un allentamento dei legami. Si va verso un Rousseau più indipendente dal Movimento e viceversa. Ma con Davide Casaleggio, con Di Maio fondatore della associazione che dal 2017 tiene le fila pentastellate, sempre impegnato per il M5S.

. E con loro sta ragionando anche Beppe Grillo. Il garante è protagonista negli ultimi giorni di un ritorno silenzioso in prima linea. Diversi esponenti del Movimento sono stati contattati direttamente. Un vortice di telefonate per ricucire strappi, ascoltare opinioni e fornire suggerimenti. E non è detto che, come successo la prima volta nel 2014 per il direttorio, non sia lo stesso Grillo a presentare il progetto ai militanti.