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C’è un eccesso di virulenza, nel modo in cui ieri il Movimento Cinque Stelle ha «chiamato» in Parlamento la Lega alla zuffa, attaccando la sanità
in Lombardia. Ha toccato il nervo doloroso delle vittime del coronavirus, scatenando reazioni prevedibili. A essere benevoli, quanto è successo è solo figlio dell’istinto polemico e rozzo del parlamentare grillino autore dell’attacco. A essere maliziosi, risponde alla volontà di tracciare un solco tra maggioranza e opposizione; e di blindare il governo in una coalizione nella quale il protagonismo del M5S cerca di riproporsi nel modo più chiassoso. Forse si tratta di entrambe le cose. Ma sa molto di esorcismo contro la paura di un declino palpabile. Riflette una condizione fuori controllo e il tentativo di ricompattarsi contro spinte centrifughe latenti. Dopo l’ostacolo superato col no alla sfiducia al Guardasigilli, Alfonso Bonafede, il Movimento si conferma il protagonista confuso di questa fase. L’insistenza del leader Vito Crimi sulla «compattezza» del M5S rivela quale sia la preoccupazione maggiore. Alla sua tenuta è legata quella di Palazzo Chigi, finora uscito indenne non solo dalle incursioni dell’alleato di Italia viva e delle opposizioni, ma dalle convulsioni grilline.

Parlamento alla sanità lombarda, ma non ha preso le distanze: non può smarcarsi da chi lo ha indicato come premier. Questo spiega anche la sua perdurante ambiguità, almeno in pubblico, sul Meccanismo europeo di stabilità, il Mes. Anche ieri ha ribadito che «non è un obiettivo nè una soluzione». Sa quanto il tema sia divisivo tra i Cinque Stelle. Se vuole giungere a un voto parlamentare che non spacchi Movimento e governo, deve arrivarci per gradi, cercando di farlo digerire in nome dell’assenza di altri strumenti che ridiano ossigeno all’economia italiana. È probabile che ci riesca, anche se Crimi continua a definirlo «inaccettabile». D’altronde, per ora neppure uno è in grado di fare cadere il governo. Il ministro degli Esteri grillino, Luigi Di Maio, distilla messaggi critici verso Conte e i ritardi negli aiuti a imprese e famiglie: ieri ha ribadito che rimangono «problemi aperti» e che «i cittadini non possono aspettare». Italia viva promette nuovi smarcamenti. Ma a breve cambierà poco: anche nei rapporti con le opposizioni. Tutti assicurano disponibilità formale al dialogo, per assecondare il Quirinale; tranne poi comportarsi in modo opposto. Vale per il governo, e per le opposizioni. In questo flusso di veleni, l’interesse del Paese rimane sullo sfondo.