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Il ministro degli Esteri: «Io il primo a dire che le Regionali andavano gestite diversamente». E su Draghi: è una risorsa. Fronda nel M5S: no a voti improvvisi su Rousseau

Alle 22 Luigi Di Maio si presenta negli studi di La7, ospite di Giovanni Floris a DiMartedì, in abito blu e mascherina: «Adesso inizia un autunno complicato». Dichiarazione che preconizza la corsa a ostacoli di un’alleanza di governo fra Pd e Cinquestelle che dovrà affrontare la riapertura delle scuole, il referendum, le elezioni regionali, e va da sé la ripartenza economica. Per trenta minuti di orologio risponde alle domande del direttore del

, Pietro Senaldi. Sui 209 miliardi che arriveranno dall’Europa il ministro degli Esteri chiarisce che «non c’è nessun attrito. In Europa abbiamo vinto la trattativa e siamo il primo Paese per fondi ottenuti». Un attimo dopo si entra nel vivo delle questioni più politiche. Perché Pd e M5S non sono riusciti a trovare un accordo nelle sette regioni al voto, eccezion fatta per la Liguria? Di Maio ammette di essere stato «il primo a dire che le Regionali andavano gestite diversamente». Il suo non è «un attacco a Crimi o a Zingaretti» ma un rimprovero per le Amministrative del 2021 a Milano, Roma, Napoli, Torino e Bologna, dove «se non lavoriamo coordinando un’azione a livello nazionale, è logico che ci troviamo negli ultimi giorni a discutere se sostenere o meno il candidato del Pd».

Dalila Nesci, animatrice del gruppo Parole guerriere: «Se continuiamo a fare i blitz su Rousseau noi non riusciremo a ritrovare la nostra identità». Fra i firmatari si notano due sottosegretari come Carlo Sibilia e Mirella Liuzzi. Insomma, una nuova spaccatura si è aperta.