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Il M5S si prepara alla battaglia: vertice dei portavoce

Il M5S si prepara alla battaglia chiamando a raccolta tutti i portavoce dei ministri e sottosegretari del M5S. Il faccia a faccia virtuale, durato circa due ore con una una quarantina di partecipanti, è stato organizzato da Vito Crimi, capo politico reggente, e da Alfonso Bonafede, capo delegazione dei ministri ‘grillini’. I vertici del Movimento hanno chiesto di fare fronte comune per contrastare l’offensiva di Renzi e di Italia Viva: “Non rispondendo in ordine sparso agli attacchi dei renziani ma facendo sinergia, parlando e rivendicando solo le cose fatte e che farà il Movimento”, si sono raccomandati.

Nel corso della riunione si è capito che nel Movimento neppure uno vuole sacrificare ministri e sottosegretari (con relativi portavoce) a favore del rimpasto, tanto più per far largo ad esponenti degli altri partiti. Ad alcuni è parsa sospetta la lunga arringa di Bonafede, quasi tutta incentrata a difendere il suo operato. In generale c’è una sorta di scontento per la mancanza di una ‘chiara linea politica’, soprattutto rispetto alle questioni che vengono messe sul tavolo dagli alleati di governo: “Non solo Renzi anche il Pd di Zingaretti è all’attacco, noi siamo fermi o giochiamo solo in difesa, e non abbiamo un capo della comunicazione a livello nazionale”, sono alcuni degli aspetti emersi durante il confronto.

Ad un certo punto, nelle chat private di alcuni portavoce, qualcuno faceva notare che “mentre Zingaretti è sceso in campo per difendere direttamente Conte, da parte del Movimento non si è vista la stessa cosa“. Forse perché, questo l’elemento sottotraccia discusso tra questi portavoce, in questa fase Conte è visto più sbilanciato verso i Dem che verso il M5S, pronto a sacrificare posti ‘grillini’ per far spazio agli altri. Su questo, è parso di capire, si farà muro, e se rimpasto sarà, si dovrà pensare ad un provvedimento per aumentare i posti al tavolo del governo.

Altro tema emerso, spiega la Dire (www.dire.it), la ‘voglia matta’ di Renzi di far fuori Conte e trovare un altro premier. Ma Conte è il punto di equilibrio e la coperta al Senato è sempre corta. Tradotto: per assicurarsi i 18 voti di Renzi non è possibile mettere un altro al posto di Conte perché in quel caso ne verrebbero a mancare 30 del M5S. Sperando che qualcuno ascolti la ‘voce’ dei tanti portavoce.