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Come costruire l’alternativa all’utopia reazionaria di Lega-M5s

Come costruire l’alternativa all’utopia reazionaria di Lega-M5s

Può darsi che abbiamo esagerato, col titolo della prossima Assemblea nazionale di Libertàeguale ad Orvieto (14 e 15 luglio): “L’edificio riformista: le ragioni del crollo e i pilastri della riedificazione”. Ma la sostanza è questa: se un partito è fatto (Calise) di leader, organizzazione e comunicazione, in questo momento al Pd mancano tutte e tre le componenti (col termine comunicazione si tende a sintetizzare sia la visione, sia la linea politico-programmatica, sia la capacità di farle conoscere ed apprezzare). Fino al 4 marzo scorso, abbiamo avuto almeno leader e comunicazione. L’organizzazione, quella, è dal 2007 che abbiamo deciso di farne a meno, pensando che bastassero i resti di quella che fu, nei partiti fondatori.

Dunque, l’edificio è da ricostruire, ripartendo dai fondamentali. Libertàeguale non è una corrente del Partito democratico. Ne fanno parte molti che non sono iscritti a questo partito. Ma del processo costituente di un unico, grande partito del riformismo italiano è stata partecipante, con l’elaborazione particolare e collettiva, con la progettazione delle politiche, con la battaglia politico-culturale per mostrare l’esaurimento delle due forze politiche (DS e Margherita) del vecchio centro-sinistra e l’debolezza riformatrice dell’Unione del 2006.

Per questo, di fronte al crollo e al difficile (o mancato) avvio della riedificazione, ci siamo sentiti convocati: il lavoro per definire le linee di fondo di una credibile alternativa al nazionalpopulismo doveva partire subito. Di qui l’anticipo a luglio – ben prima che parta il Congresso nazionale del Pd – dell’Assemblea nazionale. Di qui il lavoro già svolto sul Sud e sulla costruzione del nuovo sovrano europeo.

Sul Sud, abbiamo visto il nostro limite fondamentale nel non aver saputo combattere a fondo (forse solo scalfito, in ultimo, con le scelte di De Vincenti), il carattere estrattivo delle istituzioni politiche ed economiche fondamentali, che hanno “succhiato” le energie vitali della società meridionale, fino a sfinirle.

Sull’Europa, abbiamo visto meglio i limiti dell’approccio “Europa sì, ma non questa”. Una linea che è sembrata astratta (gli Stati uniti d’Europa) e oscillante (il sentiero stretto tra recidiva in recessione e precipizio del default  del debito pubblico o il 2,9% di deficit ogni anno e il ritorno a Maastricht?). Ma, soprattutto, una linea che è sembrata abbandonare alle “concrete”scorrerie del nazionalpopulismo il terreno della tutela dell’interesse nazionale. Cui i ceti popolari si sentono oggi legati, assai più delle elites mondialiste (un drastico rovesciamento di Marx). Un bersaglio fin troppo facile per l’utopia reazionaria della Lega e del M5s: recuperiamo ciò che avevamo (sovranità monetaria; il governo dei confini; controllo di Banca d’Italia da parte del Tesoro) e tutto si risolverà.

Due punti di partenza, per un’operazione che non potrebbe essere più ambiziosa: far partecipare i riformisti italiani a quella radicale ristrutturazione che è  necessaria per renderli protagonisti – con i democratici americani e altre forze socialiste e liberaldemocratiche d’Europa – di una nuova età dell’oro, con più crescita e meno disuguaglianza.