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Gettoni illegittimi, il M5S alza il tiro e chiede la decadenza di metà dei consiglieri

“Riteniamo che l’inerzia del Comune di Forlì al recupero dei 96.000 euro di gettoni indebitamente erogati ai partecipanti alla conferenza dei Capigruppo e Ufficio di Presidenza sia nettamente contraria all’interesse superiore dell’Ente di recuperare queste somme che non sarebbero mai dovute uscire dalle casse comunali, ma abbiamo appreso che, al contrario, il segretario reggente Michele Pini non avrebbe alcuna intenzione di procedere al recupero, nonostante i revisori dei conti uscenti, su nostra richiesta, abbiano suggerito molto chiaramente di farlo subito in via cautelativa e con tutti i provvedimenti necessari”: lo scrivono in una nota i consiglieri comunali Daniele Vergini e Simone Benini del Movimento 5 Stelle di Forlì, che alzano il tiro e arrivano a chiedere la decadenza di metà dei 15 consiglieri comunali.

La richiesta arriva sulla scorta del fatto che non sarebbe stato annullato l'atto di messa in mora del precedente segretario comunale Lia Piraccini: “Visto che sono ampiamente passati i 120 giorni di tempo che erano inizialmente stati dati per la restituzione- spiega una nota -, e visto che non esiste alcun atto di revoca della messa in mora originariamente fatta dalla Piraccini, scatta automaticamente l’incompatibilità per i consiglieri attualmente in carica che non hanno ancora restituito le somme, e stiamo parlando di circa metà Consiglio: 15 consiglieri. Chiediamo quindi che venga rispettata la Legge e si dia inizio al più presto al procedimento di decadenza che assegna 10 giorni di tempo ai consiglieri per regolarizzare la propria posizione, restituendo l’intera cifra, in caso contrario dovrà essere ratificata dal Consiglio la decadenza di tutti gli inadempienti”, attaccano i pentastellati. “Ci spiace che si sia arrivati a questo punto, ma la responsabilità è di chi ha illuso i consiglieri sulla possibilità di non restituire senza effetti collaterali”.

I pentastellati citano l'articolo  63 del Testo Unico degli Enti Locali che dice che “non può ricoprire la carica consigliere comunale colui che, avendo un debito liquido ed esigibile verso il Comune è stato legalmente messo in mora”. Conclude la nota: “Questo è esattamente il caso in questione, tanto che questa evenienza era stata evidenziata anche dall’Avvocatura Comunale nel parere reso nel luglio 2017, chiediamo che si applichi la legge e si proceda alla decadenza senza fare i soliti giochini da azzecca-garbugli, in caso contrario per garantire il rispetto delle norme chiederemo l’intervento della Prefettura dalla quale ci aspettiamo una ferma presa di posizione, e chiederemo anche l’intervento dell’Albo dei Segretari affinchè invii d’ufficio un segretario, iscritto all’albo, che sia realmente garante di una interpretazione imparziale delle norme”, è l’affondo finale di Vergini e Benini.