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In vista del voto in Campidoglio sullo stadio della Roma, M5S serra i ranghi agitando lo spauracchio della sospensione

Caccia agli ortodossi

Colpirne uno per educarne non cento, ma almeno tre, o forse cinque. E' questo il ragionamento che ha portato il gruppo dirigente pentastellato capitolino (in stretta comunicazione con Genova) ad assumere in modo subitaneo e inatteso la soluzione di sospendere a tempo indeterminato dal movimento la consigliere comunale Cristina Grancio, rea di avere espresso più di una perplessità in commissione su alcuni aspetti del nuovo progetto dello stadio della Roma e soprattutto la fretta con cui i suoi dirigenti stanno portando avanti l'iter in Consiglio. Il salto di qualità nel contrasto agli "ortodossi" grillini è avvenuto nel tardo pomeriggio di venerdì, quando il capogruppo Paolo Ferrara, che a caldo aveva usato toni concilianti con la sua consigliera (che non aveva preso parte al voto sul progetto), dopo avere esaminato la condizione e simulato tutti gli scenari possibili assieme ai più stretti collaboratori della sindaca, ha optato per la linea dura e ha messo alla porta la Grancio, che non a caso, nel comunicare il provvedimento ai militanti sui social, ha parlato apertamente di "malafede" da parte dei piani alti di Palazzo Senatorio.

Ma cosa c'è dietro alla severità di una punizione che appare non commisurata alla colpa di sottrarsi a un parere, peraltro non vincolante? La preoccupazione della sindaca Virginia Raggi è evidentemente quella di attraversare questa fase cruciale per la credibilità della sua giunta e della sua leadership, messa a durissima prova dopo un anno di governo, evitando di giungere all'obiettivo dell'approvazione della delibera in consiglio con danni collaterali potenzialmente letali per la compattezza della sua maggioranza. Nella fattispecie, la sospensione della Grancio, alla vigilia del tour de force consiliare previsto tra lunedì e mercoledì, che dovrà avere come esito obbligato quello di dare l'ok alla nuova delibera di interesse pubblico, sembra voler dire qualche cosa a quei consiglieri che finora, in ogni passaggio intimo del movimento, hanno rivolto al progetto della stadio critiche eguali o addirittura maggiori di quelle espresse dalla Grancio. Se in passato quest'ultima, coerentemente, si era astenuta nella consultazioni di gruppo, altri erano andati oltre, ad modello Alessandra Agnello e Alisia Mariani, che rispondono direttamente ai militanti e agli elettori di Tor di Valle e sanno perfettamente che nel territorio interessato dal progetto l'orientamento dei residenti e in particolare quello dei residenti grillini è molto critico.

Venerdì il IX Municipio, chiamato ad esprimere un parere quale parte in causa, ha vissuto una giornata di paralisi e ha rinviato il voto a domenica, per mantenere lo spazio per una difficile mediazione interna, proprio mentre le conferme ufficiali sulla contrazione delle opere pubbliche e l'aumento della parte di queste a carico dei contribuenti non fanno altro che dare alito al dissenso. Allo stato, i proponenti non dovranno più sobbarcarsi l'onere di alcun ponte sul Tevere, mentre sono spuntati 45 milioni per il rafforzamento della linea Roma-Lido che graveranno sul bilancio del Comune. La Agnello e la Mariani, a fine febbraio, avevano votato contro le ipotesi che circolavano sul nuovo progetto assieme a Maria Agnese Catini, mentre una posizione critica era stata espressa anche da Teresa Zotta e Gemma Guerrini, che però sembra essere "rientrata". Sono loro le "sorvegliate speciali" del Campidoglio, oggetto non dichiarato ma ben circostanziato del tentativo di serrare i ranghi messo in campo nelle ultime ore.