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Il Movimento degli eletti frena quello del territorio. Parlamentari M5s sempre più distanti dalla base

Poco grip sul territorio, divisioni interne, regola del doppio mandato: in casa M5S si analizza la sconfitta nonostante il post di Grillo. Le parole di Lombardi, Bugani e Dell'Orco

Il Movimento degli eletti frena il Movimento del territorio. L'analisi del voto inizia a farsi strada in casa 5Stelle a scrutinio terminato. Meet up in crisi, sempre meno e sempre più spenti. Candidati deboli e mal sostenuti dai big nazionali. Lontananza dalla base e poco attivismo. Tutto ciò sarebbe all'origine della batosta elettorale. Non tutti ovviamente la vedono così, c'è chi in tv rivendica il successo del simbolo M5s rispetto alle liste del Pd e di Forza Italia. E Beppe Grillo sul blog parla di risultati triplicati rispetto al 2012 tralasciando i dati dello scorso anno con le vittorie di Roma e Torino. Così sulle bacheche Facebook e qualcuno anche con toni più aspri in privato vengono fatte le prime valutazioni non sorridenti. Per modello Roberta Lombardi, su Fb, pur riconoscendo "un buon risultato ottenuto" osserva: "Dove migliorare? Come crescere? Per giungere al traguardo bisogna investire energie, impegno. In una parola: attivismo, soprattutto da parte dei portavoce eletti. Non dimentichiamoci mai da dove veniamo". Un post che nel day after risuona come un invito, ma anche come una forte critica al Movimento nel suo complesso, dai vertici in giù, neppure uno escluso: "Non dobbiamo aver paura di guardarci dentro".

La deputata grillina ha seguito da vicino, con una forte presenza sul territorio, le amministrative della regione Lazio e qui i 5Stelle sono arrivati al ballottaggio in due comuni: Guidonia, comune di circa 90 mila abitanti, e Ardea che ne conta circa 50mila. "Il rapporto con i territori non è qualche cosa che si costruisce in un giorno. Per chi come me lavora da anni su Roma e nel Lazio – dice - il cittadino che si fa Stato non è né uno slogan, né uno spot elettorale. È una direzione". Direzione che però, osservando i risultati, in altre zone d'Italia sembra essersi persa. Su mille comuni i pentastellati hanno presentato la lista in 140 e solo in nove sono arrivati al ballottaggio e in due sono riusciti ad eleggere il sindaco al primo turno, a Sarego (si tratta di un bis) e a Parzanica.

A bruciare di più e a dare l'idea del distacco tra Movimento nazionale e base territoriale sono però le città simbolo, i grandi comuni dove c'è stata la debacle pentastellata. In particolare c'è Palermo, che getta nel panico i pentastellati in vista delle elezioni regionali. È qui che i grillini fino a un anno fa avevano investito molto anche con la manifestazione ben riuscita di "Italia 5Stelle". Ma poi ecco il crollo, faide interne e beghe da vecchi partiti. Il Movimento 5 Stelle, in particolare Beppe Grillo e chi lo ha consigliato, avevano scelto di puntare su Ugo Forello, vincente delle comunarie, avvocato e fondatore dell'associazione antiracket Addiopizzo. Doveva incarnare l'immagine del grillino moderato e istituzionale. Ma la guerra interna tra i 5 Stelle palermitani, con il deputato nazionale ora sospeso Riccardo Nuti che non lo ha sostenuto e un audio in cui un adibito stampa romano screditava il candidato, ne hanno azzoppato la corsa. A nulla sono servite le presenze di Grillo e Di Battista sul palco, che hanno provato a risollevare le sorti, se in questi mesi di scontri i potenziali elettori e gli attivisti si sono sentiti spaesati e confusi da queste dinamiche interne, talvolta contorte, senza più una struttura, meet up e con lo scandalo della firme false da gestire.

Ci sono poi almeno altri tre casi che racchiudono i ragionamenti che vengono fatti in questi ore. E sono le città di Comacchio, Parma e Mira. Nel comune in provincia di Ferrara e a Parma, Marco Fabbri e Federico Pizzarotti, cinque anni fa, furono i primi esponenti del Movimento 5 Stelle a diventare sindaci. I due poi hanno perso il simbolo durante l'amministrazione per divergenze con i vertici M5s e nonostante ciò la maggior parte degli attivisti, ormai ex grillini, li hanno seguiti e ora Fabbri è stato confermato al primo turno, mentre Pizzarotti attende l'esito del ballottaggio. Nel piccolo comune in provincia di Venezia, invece, i 5Stelle lasciano la sindacatura perché l'ex primo cittadino Alvise Maniero ha deciso di stare fermo un turno per giocarsi la candidatura in Parlamento alle prossime politiche e ha lasciato spazio alla collega pentastellata Elisa Benato, che è rimasta fuori dal ballottaggio.

A questo punto tra le tante autocritiche di queste ore spunta anche la voce di Massimo Bugani, fedelissimo di Grillo a Bologna: "Dobbiamo riflettere sulla regola del doppio mandato. Un vincolo che ha fatto da freno a molti". Stando così le cose i grillini sarebbero vittime anche delle loro stesse regole. Ma ecco Genova, la città di Grillo e dove non si può dire che il leader sia stato profeta in patria. Anzi, la scelta di annullare le comunarie, presa dai vertici del Movimento senza consultare la base e creando spaccature sul territorio, ha penalizzato il candidato Pirondini.

A metterci la faccia per commentare il risultato delle amministrative è anche Michele Dell'Orco che ammette: "Queste amministrative non sono andate bene, inservibile girarci intorno. Ripartiamo come sempre e questa volta puntando ad un maggior radicamento sui territori, occupandoci un po' di più dei problemi locali dei cittadini e meno dell'ultima sparata dell'Alfano od Orfini di turno. Insomma non è sufficiente fare l'eventone in piazza, ma serve un lavoro costante sui territori. Meno gossip e più proposte". Meno leaderismo anche, soprattutto se la leadership, quella di Luigi Di Maio, viene vista come più vicina ai Palazzi e meno ai territori.

Si sta dicendo anche, tra i vari flussi di messaggi e commenti, che una maggiore presenza di Di Battista sui territori sarebbe stata utile. E così ha fatto sapere di esserci per questo secondo turno nei pochi comuni del ballottaggio: "Non è il momento della chiacchiere. Io mi sono speso. Speravo in molti più ballottaggi. Ma ci sono tanti cittadini che si stanno impegnando e che possono giungere ad amministrare diversi comuni. Quindi sotto a lavorare. Vanno sostenuti e io lo farò. Io credevo che in alcuni comuni ce l'avremmo fatta e invece no. Quindi che si fa? Ci si impegna ancor di più". Grillo nel suo post lo ha detto chiaramente: si riparte dalle regioni in Sicilia. Dove anche a Trapani i pentastellati hanno fallito e dove bisogna far dimenticare le vicende palermitane. C'è quindi tutta una struttura da dover costruire e una presenza da organizzare.