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Un buco da oltre un milione di euro. Si allarga il caso rimborsi M5S

Circolano nomi eccellenti, parlamentari M5S in pressing sul leader, che assicura: "Non conosco i nomi, ma trovo le mele marce e le caccio"

Panico tra i candidati. Tra chi in queste ore, in questi giorni, sta cercando i voti sul territorio: "Dieci persone disoneste, che non hanno restituito i rimborsi, non possono rovinare il Movimento intatto". Dieci o forse anche di più per un ammanco che potrebbe giungere - secondo alcune voci - al milione e mezzo di euro. Secondo altre fonti, un buco c'è ma c'è stato anche un errore nei calcoli. Il senatore Maurizio Buccarella, sospettato di non aver versato alcuni rimborsi, ammette di aver revocato un paio di bonifici e fa un passo indietro: "Mi considero intanto autosospeso dal Movimento per tutelare anche la mia serenità personale e familiare", scrive su Facebook.

Sta di fatto che tanti parlamentari uscenti stanno provando a ritrovare Luigi Di Maio, che ovviamente non risponde impegnato com'è nel tour elettorale, per chiedere al capo politico di fare chiarezza il prima possibile e di specificare i nomi di chi ha truffato M5s non versando i soldi al fondo per le piccole e medie imprese come rivelato dalle Iene. Luigi Di Maio prova a rassicurare, mandando un messaggio all'esterno ma anche ai suoi: "Non permetteremo a neppure uno di inficiare il nome del M5S. Le mele marce le trovo e metto fuori". E poi, a quanto apprende l'Adnkronos, martedì i parlamentari M5S dovranno fornire l'intera documentazione sui rimborsi effettuati durante la legislatura. L'obiettivo è verificare e fugare ogni possibile dubbio sulle rendicontazioni.

Chi ha la coscienza in ordine ha la tentazione di scrivere un post su Facebook mostrando l'estratto conto ai suoi elettori per far capire che non tutti i parlamentari grillini si sono messi in tasca i soldi. Ma per il momento si aspettano le direttive dei vertici su come comportarsi. Vertici che hanno chiesto al ministero dello Sviluppo economico, che detiene per i 5Stelle il fondo, di accedere agli atti per avviare le loro verifiche incrociate e per far questo si sono presi quarantotto ore di tempo.

La girandola di nomi però non si ferma. Oltre all'ex capogruppo alla Camera Andrea Cecconi e al senatore Claudio Martelli, capilista del proporzionale, che hanno effettuato i bonifici e poi li hanno annullati entro le 24 ore solo per mostrare il foglio dell'avvenuto pagamento sul sito di rendicontazione, ce ne sarebbero anche tanti altri. Si parla di almeno dieci pentastellati e di nomi importanti.

Anche il deputato Danilo Toninelli e il senatore Mario Giarusso sarebbero coinvolti nella vicenda dei rimborsi secondo quanto riporta, su twitter e youtube, il blogger di Supernovacinquestelle Marco Canestrari. Canestrari evidenzia delle irregolarità nelle rendicontazioni dei bonifici, che riguardano date e importi. Il blogger pubblica un messaggio di Giarrusso in cui il parlamentare dichiara di aver già incaricato i suoi legali di verificare. E riguardo a Toninelli avverte: "Ci sono altre rendicontazioni che non tornano: bonifici che hanno cifre molto sospette. C'è molto ancora da controllare 'al centesimo' come ha detto Toninelli. Proprio lui". Il blogger tira in ballo, poi, in un video, altri nomi. "Ci sono alcuni parlamentari di peso come Vito Crimi, Michele Giarrusso, Danilo Toninelli e Carlo Sibilia - spiega - che per alcuni mesi di fila, tra i quattro e i cinque mesi di fila, dichiarano di restituire la stessa identica cifra. È virtualmente impossibile perché l'ammontare del bonifico restituzione dovrebbe essere la metà dello stipendio decurtato e l'avanzo rispetto alle spese effettuate. Al centesimo per 4-5 mesi di fila hanno speso la stessa cifra?", si domanda Canestrari.

Per tutte queste ragioni vanno avanti le verifiche dei vertici dei 5 Stelle certi ormai che l'ammontare del buco è ben oltre i circa 226mila euro finora emerso e il motivo è ben preciso. Nel tesoretto del fondo pmi in cui confluiscono i tagli degli stipendi degli eletti m5s, vanno infatti considerati anche quelli versati dagli europarlamentari: ben 606mila euro. Ciò significa che ai 516.361 versati dai consiglieri 5 Stelle di alcune regioni, vanno a sommarsi i 600mila e rotti erogati dai parlamentari di stanza a Bruxelles. Oltre un milione e 100 mila euro, quindi, che mancherebbero alla cifra dichiarata da deputati e senatori M5S (oltre 23 milioni).

Nello specifico, stando alle carte, i 5Stelle dell'Emilia Romagna avrebbero versato ben 329.297 euro, la Liguria 145.704 euro, il Veneto 41.360 euro. Considerando gli importi versati dalle tre Regioni, si arriva a un totale di 516.361, che dunque non sarebbero stati elargiti da deputati e senatori.

Ed è così che il candidato M5S alle elezioni regionali in Lombardia, Stefano Buffagni, sbotta su Facebook: "Scacciamo i mercanti dal tempio, i moralizzatori, quelli in conflitto di interessi e che 'tengono famiglia', quelli che usano il nostro sogno solo per scopi personali. Sono sinceramente schifato da tutte queste vicende".