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Palloncini e champagne per il "bye bye" dei vitalizi

Approvata la delibera Fico alla Camera, M5S fa festa in piazza dinanzi a Montecitorio. Di Maio: "Abbiamo appena iniziato"

Calici al cielo per festeggiare il ritorno sulla scena. Scena che, a parte un guizzo sul decreto Dignità, finora era stata occupata esclusivamente da Matteo Salvini e dalle tensioni sui migranti. Un minuto dopo il via libera all'abolizione dei vitalizi, tutti i parlamentari M5s si sono lasciati alle spalle palazzo Montecitorio per festeggiare in piazza, a vicolo Valdina c'era troppo poco spazio, l'obiettivo sbandierato in campagna elettorale come primo atto del governo M5S.

Le indennità degli ex parlamentari saranno infatti ricalcolate secondo il metodo contributivo per un risparmio complessivo di 40 milioni di euro. Tutto a partire da gennaio 2019, due mesi dopo quello che si pensava.

Secondo i grillini è il giorno del loro trionfo per aver abolito quelli che considerano "i privilegi" del passato, quindi palloncini gialli al cielo, brindisi e lettere argentate per dire a favore di telecamere "Bye bye vitalizi". Luigi Di Maio dedica immediatamente la vittoria "alle vittime della legge Fornero" e coglie la palla al balzo per inviare un messaggio a Elisabetta Alberti Casellati, ammonendo il Senato a "prendere modello". Mentre il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede cerca invano un bicchiere per poter aggregarsi al brindisi, giurando ai presenti di non essere astemio.

Il vicepremier grillino è un fiume in piena: "Ci dicevano tutti che non era possibile, noi abbiamo tagliato questi privilegi in 100 giorni di governo, mentre gli altri hanno preso in giro i cittadini italiani per decine di anni". Reclamato a gran voce dai suoi per la foto di gruppo, Di Maio intona, con i palloncini sullo sfondo che formano la scritta "bye bye vitalizi" un "hip hip urrà" fatale per la poca voce residua. Ma una precisazione l'ha dovuta fare per rispondere a chi fa notare che ancora è poca roba rispetto alle promesse: "Abbiamo appena iniziato. C'è ancora da fare con il taglio degli stipendi" e mette nel mirino le pensioni d'oro, annunciando ad horas un provvedimento che le taglierà".

Tuttavia quella di oggi è una vittoria dimezzata. Se alla Camera "un traguardo storico" per una delle storiche battaglie M5s è stato raggiunto, non si può dire lo stesso per Palazzo Madama: "Ora il Senato prenda modello", dice il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Mentre il presidente della Camera Roberto Fico, che ha firmato il documento e non è andato in piazza per evidente motivi di incompatibilità istituzionale, difende la costituzionalità dell'intervento nonostante le accuse di questi mesi: "Non sono preoccupato. Ho scritto una delibera forte, sostanziale e sostanziosa che riapra ad un'ingiustizia" facendo proprio un principio "costituzionale per cui tutti i cittadini sono uguali".

Esulta anche l'alleato di governo Matteo Salvini, per restare fuori dalla scena anche se la sua vera vittoria consiste nell'aver strappato la reintroduzione dei voucher secondo un patto di ferro con l'alleato di governo: "Con la Lega dalle parole ai fatti".

La narrazione di questo governo è stata in parte riequilibrata: "Ci siamo di nuovo anche noi", dice una deputata del Sud preoccupata della sovraesposizione mediatica di Salvini e di un decreto Dignità che non decolla e se decollerà sarà diverso da come era uscito dal Consiglio dei ministri. E per dare un segnale ancora più forte non poteva mandare il ritorno della parola "casta" che da un po' di tempo dai pentastellati non si sentiva più pronunciare. Ci pensa il capogruppo Francesco D'Uva a ricordare le origini: "È un giorno storico non per il Movimento 5 Stelle non per la Camera, ma per l'Italia. Abbiamo abolito i privilegi della casta così come avevamo detto quando siamo entrati in Parlamento". In massa, con bottiglie gialle arrivano i senatori, con la vicepresidente Paola Taverna in primo piano e al seguito tutti i nuovi parlamentari: "Da domani questo privilegio non ci sarà più. Esprimiamo gioia e felicità. È una data storica".

Eppure non c'è un palco, non c'è un comizio con Alessandro Di Battista che fomenta la folla e Beppe Grillo che fa il mattatore, come ai tempi di piazza del Pantheon per dire "no" al Rosatellum. È una manifestazione in modalità governativa con il vicepremier Di Maio, naturalmente in giacca e cravatta, che dice: "Non credo nei ricorsi, con questo provvedimento mettiamo fine ai vitalizi per sempre". Ancora brindisi con un "hip hip urrà" e pochi minuti dopo tutti in Aula a dare man forte al ministro Alfonso Bonafede in forte difficoltà sul Palagiustizia di Bari. Il tempo per far festa è poco.