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M5S al governo: riporti il nostro ambasciatore dal Cairo e cacci i poliziotti responsabili del massacro alla Diaz

Sono uno dei tanti della sinistra dispersa che si augura che il Pd renda possibile il formarsi di un governo 5 stelle. Per sbarrare la strada alla destra, e anche per rispetto ai tanti suoi ex elettori che i 5 stelle hanno votato, convinti che quello fosse il voto più utile per cambiare davvero questo Paese.

Forse però è il momento di specificare, noi della sinistra dispersa e volenterosa, una serie di contenuti su cui mettere alla prova la effettiva volontà dei 5stelle di rendere questo paese più libero, più democratico, più uguale.

Già Tomaso Montanari ha cominciato proprio qui su HuffPost a specificare nel ricavo di cittadinanza un nodo essenziale per mettere alla prova questa volontà, mettendo a confronto le proposte sul tema di Pd e 5stelle con quella nata nell'ambito di Libera e della Rete dei numeri pari, ben più incisiva e priva delle pesanti ambiguità che caratterizzano le altre proposte.

Ma ieri leggendo quello che hanno detto a Genova al Convegno organizzato dall'Ordine degli avvocati i genitori di Giulio Regeni, l'avvocato Alessandra Ballerini e il sostituto procuratore Enrico Zucca, emerge un'altra priorità per mettere alla prova le reale volontà di cambiamento.

Dai primi è venuto l'invito a rivedere la cattiva scelta che ha portato al rientro in Egitto del nostro ambasciatore senza che ci fossero sostanziali passi aventi nelle indagini sull'assassinio di Giulio. Il governo Gentiloni ha messo al primo posto gli interessi economici rispetto alla difesa della stessa dignità nazionale, così violentemente oltraggiata dal governo egiziano.

Abbiamo rimandato in Egitto l'ambasciatore mentre sempre più chiaramente emergeva come l'omicidio Regeni fosse un vero e proprio delitto di Stato. Zucca ha tirato un filo fra la vicenda di Regeni e quella dei torturatori di Genova del 2001, riconosciuti come tali dalla stessa Corte di Giustizia Europea, quelli che si scatenarono alla Diaz e nel carcere di Bolzaneto, contro le donne e gli uomini venuti da ogni parte d'Italia e d'Europa a dire che un altro mondo è possibile, non rassegnati a subire una globalizzazione senza regole che aumenta le disuguaglianze e la miseria, riduce i diritti, mette a azzardo gli equilibri naturali su cui si regge la stessa vivibiltà del pianeta.

Zucca ha rilevato come la credibilità dell'Italia nel chiedere la punizione dei torturatori e degli assassini di Giulio è pesantemente inquinata dal non aver fatto pulizia di quanti, all'intimo delle stesse forze dell'ordine, si impegnarono a coprire le responsabilità della polizia di Stato, e addirittura si impegnarono a sabotare e a depistare le indagini.

L'attuale capo della polizia Gabrielli si è indignato per le affermazioni di Zucca, ma senza entrare nel merito su nessuna delle sue affermazioni. È vero o no che il dirigente della polizia che ha introdotto nella scuola Diaz le molotov per giustificare la macelleria messicana contro i giovani che dormivano nella scuola è oggi un dirigente importante della Polizia Stradale? E che l'attuale numero 2 della Direzione Investigativa Antimafia è la stessa persona che è stata condannata a tre anni per falso al processo per i fatti di Genova?

È "infamante", come Gabrielli ha bollato le dichiarazioni di Zucca, dire che i governi che si sono succeduti dopo il 2001 non hanno fatto pulizia all'intimo delle forze dell'ordine sulla base di quanto è emerso nelle sedi processuali?

Il capo della polizia di allora, Gianni De Gennaro, che non può certo dichiararsi estraneo a quella vicenda, finito il suo mandato, venne addirittura messo a capo dei servizi segreti, come Direttore del dipartimento delle informazioni, per poi diventare nel 2013 sottosegretario di Stato del governo Monti con la delega alla sicurezza della Repubblica.

Il governo Letta lo nomina nel 2013 presidente di Finmeccanica, l'azienda pubblica che successivamente prenderà il nome di Leonardo. Per la politica italiana che si è succeduta in questi anni al governo del Paese sembra valere un dogma indiscutibile: De Gennaro non può mai restare a piedi.

Sarebbe un grande fatto se un governo 5stelle dimostrasse proprio da qui la sua diversità dalla politica italiana di questi anni e la sua capacità di non guardare in faccia neppure uno. Ritirando dal Cairo il nostro ambasciatore, finché giustizia sulla morte di Giulio non sia fatta, cacciando dalla polizia i funzionari coinvolti nella macelleria messicana della Diaz, e magari mettendo un uomo d'impresa e non un poliziotto ai vertici di Leonardo.