M5S News

Il senso del M5s per la libertà di stampa

Il doppio standard dei 5 stelle in difesa dei giornalisti: quando tocca a loro, si arroccano proprio come il potere di cui sono critici

La Repubblica (quotidiano del Gruppo Espresso, che è editore anche di questo sito come socio di minoranza di HuffPost Usa) scrive che c'è stato un convegno dieci giorni prima della discussione delle legge elettorale fra Casaleggio e Salvini. La smentita, arrivata anche da Salvini oltre che da Di Maio e Casaleggio, è arrivata subito dai pentastellati e ci sta. Una organizzazione ha il diritto e l'obbligo di difendere la propria verità. La smentita, è accompagnata dalla promessa di una denuncia.

Essendo l'articolo di Repubblica preciso nella indicazione di un fatto – un convegno - sarebbe facilmente smentibile o confermabile, in una sede di tribunale. Uno scenario che si augura lo stesso direttore di Repubblica, Mario Calabresi, che ha confermato la propria versione e si dice sicuro delle fonti del proprio giornalista.

Fin qui tutto molto lineare con le pratiche della democrazia. Se non fosse per la denigrazione che accompagna il tutto, e che fa salire il tono dello scontro ben al di là della questione aperta. Un tono alto, in cui risale a galla la tentazione del golpe: "I giornali come Repubblica usando le bufale impediscono ai cittadini di farsi un'idea corretta delle politica; li disorientano a tal punto da alterare l'andamento democratico del Paese"; in cui si entra nelle autonomie delle redazioni: "In un Paese normale, dopo un flop del genere, il direttore sarebbe già andato a casa. E glielo avrebbe dovuto chiedere il comitato di redazione"; in cui i giornalisti sono tutti etichettati come incapaci di qualunque pensiero libero: "Non avranno mai il coraggio di farlo, perché il direttore è stato messo lì da un certo De Benedetti, tessera numero uno del Pd ed editore con enormi interessi economici in questo Paese. Una persona che ha fatto di Repubblica l'ennesimo partito italiano". Persino un largamente atteso atto dovuto, una legge sul conflitto di interesse, viene usato più che come un dovere come un avvertimento: "E se doveste mandarci al Governo, l'Italia avrà finalmente una legge sugli editori e i loro conflitti di interesse".

Ma forse persino a tutto questo non avremmo prestato attenzione se non ci fosse stato a illuminare una certa discordanza un attuale precedente. Identico anche se a protagonisti invertiti. Mario Calabresi ha citato questo stesso parallelismo nel suo intervento, e credo con ragione.

Qualche settimana fa la pubblicazione del libro di Ferruccio de Bortoli "Poteri ( quasi) forti" in cui l'autore scrive che l'allora ministro Maria Elena Boschi chiese all'allora Ad di Unicredit Ghizzoni di prendere in mano il dossier di Banca Etruria, scatenò da parte dell'ex governo e del Pd renziano uno sbarramento di fuoco contro l'ex più volte direttore di Corriere e Sole24ore. Smentite da duello texano "Fuori le prove!", una campagna di denigrazione personale direttamente da Renzi, "De Bortoli l'ha fatto perché non gli demmo i voti per entrare nel Cda Rai" ( e lasciamo perdere che De Bortoli aveva detto due volte no in passato alla presidenza Rai), " un'abile operazione di marketing", e le solite sfide " ci vediamo in tribunale!" . L'arroganza di quella mini campagna di delegittimazione suscitò molto scandalo nella pubblica opinione, venne condannata da moltissimi giornalisti - questa testata fu la prima a farlo. Ma anche da molte voci politiche, fra cui svettava per difesa e toni il M5S.

Il Movimento ha fatto negli ultimi anni da punta di sfondamento nella critica all'eccesso di potere da parte del governo, e di Renzi in particolare, sull'informazione – nei "giornaloni" e "in Rai". Un paladinato pubblicamente molto apprezzato dai giornalisti e, anche in questo caso, da questa testata. Tuttavia, quando tocca a loro, i pentastellati si ripresentano esattamente come il potere di cui sono critici; pronti a far cadere ogni difesa della indipendenza e del rispetto dei giornalisti se entrano in contraddizione con il loro tragitto.

I grillini affermano ora che intendono denunciare ogni fake news alla magistratura e spero che lo facciano. Così sapremo chi ha torto e chi ha ragione.

Nel frattempo rimane la domanda iniziale: il loro senso della libertà di stampa si ferma sulla porta della loro casa? La risposta sarebbe un non piccolo chiarimento pre-elettorale per chi intende votarli e chi no.