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M5S Lombardia, ecco chi sono gli sfidanti di Maroni e Gori

É una regione chiave la Lombardia. Perché esprime molti parlamentari, perché è meta di pellegrinaggio nella nuova strategia pentastellata del candidato premier Luigi Di Maio di corteggiamento al mondo delle imprese e perché è il territorio in cui lavora Davide Casaleggio, nella cui azienda fa tappa solo chi conta dentro il Movimento 5 stelle. Dopo il Lazio (nessun segno di vita del M5S dal Molise), ora anche i lombardi si preparano alla votazione online che incoronerà il candidato presidente M5S al Pirellone. Il dato da cui si parte è l'ultima votazione importante, le amministrative di Milano in cui il M5S non registrò l'exploit di Roma e Torino. Anzi. Il capoluogo lombardo i scoprì un comune degrillizzato totalizzando il 10,06% dei consensi pari a 54.099 voti complessivi, colpa anche dei pasticci proprio nella selezione dei candidati (Patrizia Bedori gettò la spugna all'ultimo momento a favore del secondo classificato Gianluca Corrado). Cinque anni fa invece, alle ultime elezioni regionali, il M5S fece il 14,3% con Silvana Carcano candidata presidente, che a questo giro non ci sarà. 

Per queste regionali (si vota nel 2018 in coincidenza con le elezioni nazionali) il M5S ha deciso di cambiare rotta e se a Milano scarseggiavano aspiranti, stavolta c'è un esercito di pretendenti con una novità. Tra i candidati presidenti si sfidano per la prima volta due deputati uscenti: Massimo De Rosa e Ferdinando Dino Alberti. Milanese, 38 anni, laureato in Scienze e tecnologie ambientali, il primo. Ingegnere, trentancinquenne e bresciano, il secondo che ha ufficializzato il suo addio al Parlamento solo un paio di settimane fa. Entrambi hanno deciso di provare a entrare in regione dopo l'esperienza parlamentare, proprio come Roberta Lombardi qui nel Lazio. Ma non sono gli unici competiror. Tra i venti più votati infatti al primo turno, in dodici hanno dato la propria disponibilità a correre come candidati presidenti. E quasi la metà sono milanesi. Ma tra i due deputati spunta l'outsider, che in realtà è il più inside di tutti: il consigliere regionale uscente Dario Violi, 33 anni e originario di Bergamo, che sul suo essere provinciale ha costruito la propria orgogliosa mozione: «In questi anni, arrivando dalla provincia ho visto come la Regione sia un ente lontano dai territori e dai cittadini. Abbiamo sempre lavorato affinché tutti i lombardi fossero considerati allo stesso modo, dal comune più periferico del mantovano o di Sondrio fino alla città metropolitana di Milano, e questo è lo spirito ci guiderà anche nei prossimi anni». Curiosità: è lui l'autore del quesito referendario sull'autonomia lombarda approvato dal Pirellone e poi approdato nelle schede dello scorso 22 ottobre. Tra i consiglieri uscenti punta a fare il candidato presidente anche Eugenio Casalino, mentre Stefano Buffagni tenterà la corsa a Roma

Il derby assicurano i bene informati è tra il turbo bergamasco Violi (lo chiamano l'uomo delle valli) che ha macinato in questi cinque anni migliaia di chilometri in giro per la Lombardia visitando il mondo manifatturiero, i meetup e le realtà montane, «le periferie trascurate dell'impero» le chiama lui, e il deputato De Rosa che spera di fare incetta di preferenze a Milano e hinterland (Cormano dove ha fondato il meetup, la ex Stalingrado d'Italia Sesto San Giovanni, Cologno Monzese, il comune a guida M5S Sedriano, Pioltello, Vimodrone, Bresso e Cinisello Balsamo) e che punta molto sull'ambiente. È stato vicepresidente della commissione Ambiente alla Camera ed è appena tornato da Bonn dove ha seguito i lavori della Conferenza Mondiale sul Clima Cop23) e sulla fiscalità legata alle energie rinnovabili: «Bisogna valorizzare chi investe in sostenibilità e serve un cambio strutturale sul tema della qualità dell'aria». Con il collega Alberto Zolezzi, medico ambientalista e pure lui lombardo, sarà impegnato in un tour elettorale sul programma ambiente nazionale, con una tappa a Marino, alle porte della Capitale.