M5S News

Andrea Orlando: "Il Pd non sarà uno spettatore Intesa con M5s non è credibile"

Andrea Orlando non chiude del tutto la porta ad un impegno da parte del Pd per la formazione del nuovo governo. In un'intervista a Circo Massimo, su Radio Capital, Orlando spiega la sua posizione e quella della minoranza dem: "In democrazia neppure uno è spettatore specialmente quando ci si trova in una condizione difficile come la nostra". Poi sottolinea come la tattica dello "stare a guardare" probabilmente può essere pericolosa per il Partito Democratico: "Siamo tutti d'accordo sul fatto che l'esito delle elezioni è una collocazione all'opposizione, le possibilità di realizzare un tragitto di governo serio sono remote. Ma opposizione significa cose diverse, una collocazione contemplativa o un ruolo attivo, sulla base di punti precisi che si possono realizzare. L'idea di stare a guardare mangiando pop corn non mi piace, in democrazia neppure uno è spettatore". Sulle trattative con il Movimento Cinque Stelle, il Guardasigilli afferma: "Partiamo da punti molto distanti tra loro. Mi pare molto difficile pensare a qualche forma di collaborazione se non convergere su singoli punti, come succede in democrazia. Ma credo che quello che rende poco credibile Di Maio è il fatto di dire: 'se c'è Salvini sto con Salvini se no mi rivogo al Pd'. Come se fosse indifferente l'emelento di merito".

Poi parla dei toni usati in questi anni da parte del Movimento Cinque Stelle contro il Pd, toni spesso aspri che non lasciavano spazio all'idea di un possibile dialogo per un'intesa di governo: "bisogna "apprezzare quando i toni cambiano, perché quelli usati contro il Pd in questi anni hanno avvelenato il dibattimento e la vita pubblica. Che questo poi porti a fatti concreti è un altro discorso. Un conto è migliorare le modalità di dialogo, un altro è basarsi sui contenuti e non sui tatticismi". Infine Orlando spiega anche i movimenti interni al Pd in vista dell'assemblea del prossimo 21 aprile: "Il partito prima deve provare a costruire una piattaforma programmatica, mi interessa poco se il segretario lo elegge l'assemblea o le primarie, basta che quando si arriva al Congresso sia stato fatto quel lavoro. Credo sia più semplice farlo attraverso l'assemblea che elegge un segretario, ma a patto che non sia un elemento di divisione". Insomma i dem sono alle prese con le "grandi manovre" su tutti i fronti. Ma forse il fronte intimo è quello più caldo...