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Asse Lega-M5s, strani segnali Suona l'allarme in Forza Italia

Il timore di una saldatura politica tra Lega e Cinquestelle è sempre più forte sia dalle parti di Forza Italia che di Fratelli d'Italia. E il campanello d'allarme fatto suonare da Silvio Berlusconi a Milano è il segnale che lo scenario della «nuova alleanza» finora soltanto sussurrato tra i corridoi di Montecitorio e Palazzo Madama ora inizia a essere percepito come prospettiva possibile e concreta.

Anna Maria Bernini vede profilarsi un bivio, «la manovra è il vero banco di prova per Matteo Salvini» dice la presidente dei senatori azzurri. Ma proprio sulle grandi scelte economiche l'unione di fatto tra diversi sembra reggere, nonostante la prospettiva di un aumento del deficit renda la rivoluzione fiscale e la flat tax un orizzonte pressoché impossibile da realizzare. Cosa accadrà dunque in vista delle Regionali del 2020 quando si presenteranno al voto regioni di peso come Toscana, Marche, Umbria, Puglia, Veneto, Campania e Liguria?

«Oggi non vedo le condizioni per accordi sul territorio Lega-Cinquestelle» dice Maurizio Gasparri. «Di sicuro la Lega tende a far pesare i numeri dei sondaggi nel confronto e spesso non ha ancora rappresentanze rapportate a questa possibile consistenza. Ha raccolto persone uscite da Forza Italia o da altri partiti che spesso hanno avuto contrasti e questo complica il quadro. Salvini deve valutare se intende svolgere un ruolo di guida del centrodestra e questo presuppone apertura e non volontà di egemonia, prendendo modello da Berlusconi. Più in generale credo che il centrodestra sia l'orizzonte, ma la Lega deve evitare scelte economiche di sinistra».

Altri dentro Forza Italia la pensano diversamente, registrano l'assoluta sintonia che si percepisce in aula sui provvedimenti e la timidezza dei «malpancisti» della Lega nell'esprimere apertamente le loro perplessità. «Il timore che la Lega possa gradualmente disperdere la propria anima liberale e finire per non distinguersi più dai Cinquestelle esiste, inservibile negarlo. E questo per noi è motivo di preoccupazione». Gli ottimisti vedono nell'atteggiamento leghista una strategia per ottenere il riconoscimento di una assoluta leadership sul centrodestra. I pessimisti ritengono sia necessario ripartire ragionando in autonomia per non essere fagocitati dalla forza attrattiva della Lega e del suo leader.

In questo contesto mobile qualsiasi mossa sul territorio viene pesata e analizzata attraverso la lente delle future alleanze. Non è passata inosservata dalle parti del centrodestra la scelta fatta dalla Lega in Toscana dove il segretario Manuel Vescovi - che ha gestito le vittorie di Arezzo, Grosseto, Pistoia, Massa, Pisa e Siena - è stato messo da parte per fare spazio a Susanna Ceccardi, la vulcanica sindaca di Cascina il cui nome già inizia a circolare come possibile candidato presidente alle Regionali. La Ceccardi - che già in passato aveva lanciato segnali politici verso i grillini - due giorni fa in una intervista al Corriere Fiorentino ha aperto alla possibilità di «formare liste civiche insieme ai pentastellati nei piccoli comuni sotto i 15mila abitanti».

Chi non ha dubbi sugli scenari futuri è Marcello Pera che è pronto a scommettere che alle Regionali toscane ci saranno tre poli: uno composto da Lega e Cinquestelle, uno da Pd e sinistra e uno dal resto del centrodestra. Con la Toscana destinata a diventare il laboratorio politico dei gialloverdi.