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Bersani toglie i voti a Renzi e appoggia i candidati M5S

Mdp lavora al modello Sicilia. Che si traduce in uno schema di rottura dell'alleanza con il Pd e di apertura al M5S. L'esperimento di Claudio Fava, nonostante il risultato deludente (la lista della sinistra non è andata oltre il 6%, eleggendo un solo rappresentante nell'assemblea regionale), pare stia convincendo i bersaniani a imboccare la strada di una corsa solitaria anche sul piano locale. Il prossimo anno si rinnoveranno 7 Consigli regionali: Valle d'Aosta, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Molise e Basilicata. Un test elettorale decisivo per verificare un potenziale bacino elettorale di una forza di sinistra ma soprattutto per sondare il terreno su nuove alleanze. A cominciare da una possibile convergenza con Beppe Grillo. Il primo abbraccio tra la sinistra e i grillini va in scena al ballottaggio nel municipio di Ostia. Alfredo D'Attorre, intervistato dall'Huffington Post, è netto: «Tra la candidata di Giorgia Meloni e di Casa Pound, Monica Picca, e quella del Movimento 5 Stelle, Giuliana Di Pillo, i nostri elettori voteranno 5 Stelle». È il primo contatto per un'intesa che potrebbe riproporsi in Parlamento all'indomani del voto alle Politiche.

Ma per condurre in porto l'operazione c'è bisogno di rompere, a partire dalle elezioni regionali, il patto anche sul piano locale con il Pd. In Lombardia, la Regione a guida leghista con Roberto Maroni, lo strappo è già ufficiale: Renzi ha deciso di puntare su Giorgio Gori. Sul nome del sindaco di Bergamo c'è il gradimento di un pezzo della sinistra milanese incarnata da Giuliano Pisapia. La fuga in avanti del Pd è stata bocciata da Mdp che, dopo il rifiuto del professore Roberto Cornelli, è alla ricerca di un candidato per contendere a Gori il campo del centrosinistra. Rottura quasi scontata anche in Basilicata che sarà chiamata al voto in autunno: nella terra di Roberto Speranza, coordinatore nazionale di Mdp, non c'è margine di trattativa con i dem che dovrebbero riproporre il governatore uscente Marcello Pittella. La pietra tombale su un accordo tra bersaniani e renziani è stata piazzata dal deputato lucano di Mdp Vincenzo Folino che all'agenzia Dire è stato manifesto: «Il governo regionale della Basilicata è alle corde. Manca una visione di governo più ampia». Nel Molise il ritorno in pista di Antonio di Pietro, che non ha mai nascosto le simpatie per il M5s, apre la strada all'asse tra la sinistra e pentastellati. L'ex magistrato è pronto a correre sotto il simbolo dei bersaniani per la guida della Regione sfidando il presidente uscente del Pd Paolo Di Laura Frattura. Nel Lazio, la spaccatura ha travolto anche Mdp: D'Alema e Bersani vorrebbero riconfermare l'appoggio al governatore uscente Nicola Zingaretti ma Stefano Fassina di Sinistra Italiana, che ha lanciato un appello a votare per la candidata grillina al ballottaggio di Ostia, ha annunciato una lista contro il governatore del Pd. L'idea di non rompere con Zingaretti è la conseguenza della posizione assunta da Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della giunta regionale vicino alle posizioni dei bersaniani, già schierato con una lista a sostegno del presidente uscente. In Friuli, la renziana Debora Serracchiani non ha ancora sciolto la riserva sulla ricandidatura mentre Mdp ha ufficializzato la rottura dell'alleanza con il Pd strizzando l'occhio ai grillini.