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Il comunismo latente del M5S

L'associazione tra comunismo e MoVimento 5 stelle farà sorridere i grillini. La questione, però, è politologica e merita un'analisi approfondita. Il populismo promosso da Luigi Di Maio e compagni, infatti, è definito dalla letteratura "undefined populism", populismo impreciso. Una tipologia di stile politico che non calvalca né le issues sovraniste di Marine Le Pen né l'ecosocialismo alla Hugo Chavez. In Italia, però, le mappe elettorali dimostrano l'esistenza di una sovrapposizione storica del consenso tra M5S e Partito Comunista Italiano.

Luigi Pietroselli, sindaco comunista di Roma, capitale da sempre politicamente sperimentale, e Virginia Raggi, la rossa Livorno e Filippo Nogarin, Stefano Lavagetto e Federico Pizzarotti a Parma, la "Pietrogrado d'Italia", cioè Torino, e il sindaco Appendino: non a caso, insomma, i grillini hanno espugnato città italiane erette a simbolo del comunismo. Anche Napoli, almeno inizialmente, era a trazione grillina: Luigi De Magistris, che vuole essere ricordato come il Che Guevara partenopeo, ha sempre flirtato con le istanze pentastellate. " Il movimento - ha scritto un anno fa il vicedirettore de Il Giornale Del Vigo - muove i primi passi, e raccoglie i primi consensi, a cavallo tra gli orfani dell'antiberlusconismo più violento, del popolo viola e del movimentismo da centro sociale: no global, no tav, no tap, no vax e chi più ne ha più ne metta". Il cosiddetto "Popolo Viola" e il giustizialismo alla Di Pietro, del resto, hanno rappresentato "i cavalli di Troia" tramite i quali i grillini si sono palesati sulla scheda elettorale.

Il Movimento non è riuscito a sfondare nelle zone rosse: il sistema delle coop tosco-emiliano e l'eredità organizzativa del Pd non consentono, almeno per ora, di raggiungere grossi risultati. Il consenso raccimolato in passato dai grilllini al Sud può essere interpretato come un voto di protesta, ma Grillo ha fatto breccia soprattutto tra gli isolani, dove anche il Partito Comunista Italiano raggiungeva picchi di consenso. E i candidati "selezionati" dalle primarie supportano questa tesi. Prendiamo la Toscana: Alfonso Bonafede, ex legale dei NoTav, è candidato a Firenze; Gianluca Ferrara, blogger de Il Fatto Quotidiano, capolista al Senato per la Toscana nord, è - secondo quanto scritto da Il Tirreno - un antimilitarista e in qualche modo un simpatizzante di Maduro; Laura Bottici ha "radici nella Carrara anarchica"; Riccardo Ricciardi, capolista alla Camera a Massa Carrara, è soprannominato il "Guevara" del meet-up; Chiara Yana Ehm, candidata nel proporzionale con Bonafede, è una volontaria delle ong; I candidati toscani dei grillini, quindi, dieci anni fa si sarebbero trovati a loro agio nelle liste da post-comunismo di Rifondazione.

A Torino Di Maio ha arruolato Paolo Biancone, che in passato ha organizzato un forum per costruire una città a misura di Sharia. E sempre nell'ex capitale d'Italia, poco dopo l'ultimo G7, era emersa la presenza di amministratori grillini "che strizzano l'occhio ad autonomi e centri sociali". Anche in Piemonte, quindi, ideologia postcomunista e cinque stelle sembrano andare a braccetto.

Di giacobinismo e purghe interne, poi, non vale la pena parlare. Le rimostranze di alcuni iscritti, le stesse di cui si interessa da mesi l'ormai celebre avvocato Borrè, sono lì a testimoniare l'esistenza di una tendenza a non tollerare troppo il pensiero dissidente, lo spirito dialogico e il confronto intimo. Il giustizialismo, ancora, è sempre stato il paradigma del comunismo italico prima e dell'essere grillini ora. "A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura", sottolineava Pietro Nenni. E così, persino il MoVimento, dopo aver appreso che avere a che fare con la politica senza essere interessati dalle indagini della magistratura risulta difficile, ha deciso di cambiare le regole per candidarsi. Il "comunismo digitale", ancora, è l'unico fenomeno politico che continua a paventare l'eventualità di un'imposta patrimoniale ordinaria. Il Leviatano di Hobbes ha trovato un nuovo alleato in questo atipico centro sociale del web.

La Casaleggio Associati, poi, è la "Botteghe Oscure" del nostro tempo. L'atto notarile pubblicato da Il Foglio qualche giorno fa dimostra come il centralismo sia la direttrice partitocratica di un'organizzazione politica che vorrebbe apparire come diversa dai partiti. Il Partito Comunista Italiano, però, aveva una piattaforma valoriale, nel campo della bioetica ad modello. I grillini no. Il MoVimento 5 Stelle spazia dalla proposta di estendere il concetto di famiglia tradizionale dando la possibilità a più di due soggetti di contrarre un matrimonio a posizioni ondivaghe su migranti e vaccini. Il comunismo pentastellato ha tratto geograficamente i consensi, ma non la preparazione. Una versione camaleontica, che del comunismo ha ereditato la dottrina e le formulazioni teoriche, ma non la tensione intellettuale e l'uniformità ideologica.