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Lega e M5s ammainano la bandiera anti euro

Roma - L'odore del governo sancisce la tregua tra la Lega Nord e l'Europa. L'addio all'euro sparisce dalla propaganda elettorale del Carroccio. L'ultimo affondo, duro, di Matteo Salvini contro l'establishment dell'Unione europea risale al 21 gennaio: il leader leghista, dal raduno delle destre euroscettiche, a Coblenza, aveva definito l'unione monetaria «un esperimento fallito». Quasi cinque mesi di silenzio assoluto, fatta eliminazione per qualche sporadica battuta; uno dei cavalli di battaglia del repertorio salviniano non c'è più nell'agenda politica della Lega. Sono due, ora, i temi su cui, da quattro mesi, si concentra la propaganda del Carroccio: la lotta agli sbarchi incontrollati di clandestini e il ritorno delle battaglie federaliste con i referendum in Veneto e Lombardia. L'Europa, per Salvini, oggi, non è più il nemico da abbattere. E non sembra essere più nemmeno l'avversario numero uno di Beppe Grillo.

Una convergenza politica che potrebbe diventare convergenza di poltrone in un futuro non troppo lontano. L'ipotesi di un governo, post-voto, a guida del M5s con l'appoggio della Lega Nord non è peregrina. I segnali di amore ci sono: Salvini e Grillo stanno uniformando il profilo politico dei due movimenti. Il comico genovese, da settimane, spara sui campi rom, in perfetto stile Salvini. Bisogna preparare la base dei due movimenti a un accordo. Se il M5s arriva primo alle Politiche che ottiene dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella l'incarico di formare un governo. I voti di Salvini e Meloni in Parlamento sono indispensabili per la nascita dell'esecutivo pentastellato. Anche se nel caso della Lega Nord, l'atteggiamento morbido nei confronti dell'Ue lascia aperta la porta a una intesa politica anche con Forza Italia. Le ultime elezioni comunali dimostrano come il centrodestra non sia affatto morto. Anzi, se Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia camminano uniti sono competitivi e in grado vincere le prossime elezioni politiche. In quest'ottica, si inserisce la moral suasion dei governatori di Liguria, Giovanni Toti, e Veneto, Luca Zaia, su Salvini: il leader del Carroccio deve deporre le armi contro l'Europa per dare alla Lega un'impronta più moderata e istituzionale. Toti e Zaia hanno intuito che la partita si vince al centro, il lepenismo non sfonda. Salvini sembra aver recepito il messaggio: se vuole fare della Lega Nord un partito che abbia l'ambizione di governare con le altre forze politiche il Paese ha una sola strada dinanzi a sé: cancellare gli estremismi.

Non è un caso che in Francia, Marine Le Pen, la musa ispiratrice di Salvini, nelle ultime settimane della campagna elettorale per l'Eliseo contro Macron abbia messo la sordina alla questione euro. Una mossa tardiva che non ha prodotto risultati, sul piano elettorale, positivi per Le Pen. Il Matteo leghista ha anticipato i tempi, abbandonando la strada dell'antieuropeismo.