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Il M5s correva in 225 centri ma ne ha vinti appena due

Sarego e Parzanica. Le uniche due bandierine, in provincia di Vicenza e nella Bergamasca, piantate dal Movimento Cinque Stelle alle elezioni amministrative di domenica sono il simbolo dell'ultimo paradosso grillino. Quello della «forza politica più presente a questa tornata elettorale», come scrive lo stesso Beppe Grillo sul suo blog. Ma a bocca asciutta. Sono ben 225 le liste col marchio M5s presentate in tutta Italia, per soli due sindaci eletti al primo turno e 8 ballottaggi su 140. Il palcoscenico delle città più importanti, stavolta, è lasciato tutto ai due blocchi di centrodestra e centrosinistra. Niente Genova, Palermo, Verona o Parma. Nel capoluogo ligure Luca Pirondini, sponsorizzato da Grillo e dalla consigliera regionale Alice Salvatore, si ferma al 18%. E pesano le divisioni e le epurazioni. L'ex volto storico del Movimento genovese Paolo Putti si aggiudica il 4% con la sua civica «Chiamami Genova». Mentre la candidata esclusa Marika Cassimatis raccoglie solo 2300 voti. A Palermo Ugo Forello è al 16,3%, ma il leader M5s si consola così: «Però lì siamo la prima lista». Il caso emblematico della débâcle è Parma. Nella città emiliana l'ex grillino Federico Pizzarotti si presenta in testa al ballottaggio, conquistando quasi il 35%. L'avversario sarà Paolo Scarpa del centrosinistra. Al Movimento Cinque Stelle rimangono le briciole, con Daniele Ghirarduzzi che non riesce ad andare oltre il 3% in quella che Beppe Grillo aveva definito nel 2012 «la nostra Stalingrado». M5S fuori anche a Verona, il consigliere comunale uscente Alessandro Gennari si ferma al 9%.

I grillini contavano di giungere «in finale» almeno a Taranto, città dell'Ilva. Invece si devono accontentare di un misero 10%. Sorpassati di qualche voto anche dalla Lega d'Azione Meridionale di Mario Cito, figlio di Giancarlo, sindaco negli anni '90. Restano i ballottaggi in 8 città minori: Fabriano, in provincia di Ancona, Ardea e Guidonia nell'hinterland romano, Canosa, Santeramo in Colle e Mottola in Puglia, Acqui Terme in provincia di Alessandria e infine Scordia nel catanese. Delusione ad Asti dove ci si è messa di mezzo pure la sorte avversa. Il candidato dei Cinque Stelle Massimo Cerruti non è arrivato al ballottaggio per 13 voti in meno rispetto ad Angela Motta del Pd. L'esponente dem sfiderà Maurizio Rasero del centrodestra. Altri due casi esemplari sono quelli di Comacchio e Mira. Nel comune in provincia di Ferrara il sindaco uscente Marco Fabbri, eletto nel M5S e poi fuoriuscito, si riconferma al primo turno con poco più del 50%. Pizzarotti insegna. Mira, in provincia di Venezia, un'altra delle «Stalingrado grilline» del 2012, è stata spodestata. La cittadina lagunare è stata una delle prime conquistate dal Movimento Cinque Stelle con il sindaco Alvise Maniero, che ha preferito non ricandidarsi per tentare la scalata al Parlamento nazionale. Così è stata scelta Elisa Benato, giunta terza dietro i candidati di centrodestra e centrosinistra. Grillo però si consola con Sarego e Parzanica. Roberto Castiglion si conferma a Sarego, 6700 anime in provincia di Vicenza, l'unica «Stalingrado» che resiste. E la novità arriva da Parzanica, paese di 375 abitanti nella Bergamasca. Vince il geometra in pensione Antonio Ferrari. Con tanto di complimenti dal blog di Grillo e endorsement su Facebook del senatore Vito Crimi: «Parzanica, piccolo comune bergamasco, meno di 400 abitanti e un Sindaco 5 Stelle». Pochi ma buoni.